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Lavoratori precari per costruire gli F35

Salvo Ardizzone on 6 novembre 2017 - 05:07 in Cronaca, Primo Piano

Sono circa 800 i lavoratori impiegati per costruire gli F35 nello stabilimento di Cameri, presso Novara; circa la metà di essi è stata assunta con contratti di somministrazione ed è una situazione addirittura migliorata rispetto al passato.

Alla fine del 2016 i precari erano la netta maggioranza: 315 contro i 165 dipendenti di Leonardo, il gruppo che possiede e gestisce lo stabilimento e porta avanti la commissione su ordine della Lockheed Martin. La fabbrica dove si assemblano gli F35 sorge in un’area militare all’interno della quale si pensa di costruire 835 velivoli entro il 2025 per conto degli statunitensi; i veicoli saranno poi acquistati da Italia, Olanda e altri Paesi europei con l’esclusione di quelli che si sono tirati fuori dal progetto perché troppo dispendioso, vedi la Norvegia.

L’assemblaggio degli F35 prevede procedure molto delicate, si ha a che fare con segreti miliari, eppure sino a ora l’assemblaggio è stato effettuato da gente assunta da agenzie interinali; alla stregua di chi ha a che fare con vendita al dettaglio o clientela al banco, le agenzie interinali hanno “prestato” la mano d’opera precaria a Leonardo che non si è posta nessun problema nell’affidare il montaggio di apparati segretissimi a gente che domani potrebbe friggere patatine in un fast food; con che criterio, con quale sicurezza si permette questo?

Eppure la costruzione degli F35 è stata sbandierata dai politicanti italiani come l’ennesima possibilità di creare dei posti di lavoro, mano d’opera professionale e garanzie di contratti solidi, invece è avvenuto l’esatto opposto, mano d’opera a basso costo e contratti precari.

Si sono mossi anche i sindacati che hanno chiesto di stabilizzare i precari che operano nella base di Cameri; l’inquadramento dei contratti è molto basso, senza considerare la delicatezza dell’impiego.

Una che aveva promesso occupazione grazie agli F35 è la ministra della Difesa Pinotti; ha dimenticato di aggiungere che avrebbero portato solo precariato. Vi sono state anche le precisazioni di Leonardo che dichiarato che il progetto F35 è di respiro molto ampio, il programma di produzione, già avviato, è pianificato sino al 2035, mentre il programma di manutenzione andrà oltre il 2045. Ad oggi si prevede che la divisione Velivoli di Leonardo produca 835 ali complete tra il 2015 e il 2035. Insomma, il lavoro non mancherà, anzi dall’anno prossimo dovrebbe aumentare, quindi, secondo l’azienda, già nel 2018 è previsto un primo piano di stabilizzazioni.

È la stessa Leonardo a giustificare il perché si sia preferito personale precario: grazie all’uso di questa tipologia contrattuale è stato possibile formare progressivamente tecnici esperti in grado di confrontarsi con un programma di respiro globale, caratterizzato da un elevato livello tecnologico, che ha davanti a sé un ampio orizzonte temporale.

Sarà. Rimane sempre senza risposta la domanda di come si possa affidare a dei lavorati precari la costruzione di un velivolo ultra segreto e coperto da segreto militare, ma per Leonardo è evidente si tratti di una questione non rilevante, da passare in secondo piano.

di Sebastiano Lo Monaco

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