Povertà alimentare: italiani e cibo spazzatura

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In Italia più di due milioni di famiglie, oltre cinque milioni di individui, versano in condizioni di povertà alimentare. Ciò significa che non sono in grado di spendere abbastanza per nutrirsi in maniera regolare e soprattutto sana, ricorrendo, quando possono, al cosiddetto cibo spazzatura.

Questi sono i risultati di una recente ricerca del Censis, secondo la quale, negli ultimi dieci anni gli italiani investiti da povertà alimentare sono cresciuti di oltre il 57%. Nonostante ciò, l’opposto fenomeno dello spreco alimentare continua ad essere rilevante, anche se in calo del 40%. Sono 2,2 milioni le tonnellate di cibo che ogni anno gli italiani gettano nell’immondizia.

Chi si nutre di cibo spazzatura e chi il cibo lo butta in quantità industriali nella spazzatura. Un paradosso creato da un evidente stato di diseguaglianza sociale e che rappresenta un costo rilevante per la società tutta. Lo spreco alimentare infatti costa alla collettività 8,5 miliardi euro, circa lo 0,6% del Pil, una media di circa 250 euro annui a famiglia.

Il dato veramente sconfortante di tutta la vicenda è però quello che attiene il risvolto sanitario. La fetta di popolazione più ricca mangia bene e spreca, mentre i poveri mangiano poco e male, con tutte le conseguenze che questo può comportare per la salute, specie di soggetti a rischio, quali bambini ed anziani.

Ad esempio, il problema dell’obesità infantile è proprio legato al consumo di cibi di cattiva qualità, capaci di creare danni irreversibili sulle fasce più giovani della popolazione. Gli italiani, vedendo diminuire sensibilmente il proprio potere d’acquisto, hanno scelto di tagliare le spese sul cibo e soprattutto sul cibo di qualità, ritenuto storicamente un caposaldo della cultura alimentare italiana. Rinunciando al cibo sano, gli italiani hanno deciso così di rinunciare al proprio benessere fisico, realizzando così una delle più intollerabili ingiustizie sociali del nostro tempo.

Gli italiani che se lo possono permettere, e sono sempre di meno, si suddividono in spreconi, vegetariani, vegani e salutisti. Tutti gli altri, il cibo buono si limitano a guardarlo in televisione, attraverso le migliaia di rubriche in appendice ai telegiornali o nei reality nei quali osannati chef di fama internazionale, con fare arcigno e militaresco, giudicano i luculliani piatti preparati da aspiranti cuochi in preda ad ansia da prestazione e crisi isteriche.

Con buona pace di povertà e sprechi, il vero cibo, per chi detiene il potere politico ed economico, siamo diventati noi e le nostre coscienze servite su piatti d’argento, cotte a puntino e pronte ad essere fagocitate con ingordigia.

di Massimo Caruso

 

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