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Petrolio dell’Isis: come l’Italia finanzia i terroristi

Salvo Ardizzone on 7 agosto 2017 - 04:51 in Attualità, Primo Piano

Secondo un report riservato del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, il petrolio dell’Isis, in quanto proveniente dai pozzi che controlla, potrebbe essere finito in Italia. Il tutto con l’aiuto della mafia. Un giro che frutterebbe allo stato islamico profitti per 50 milioni di dollari al giorno. I carichi sarebbero effettuati nelle acque internazionali a sud di Malta.

Disattivando i transponder di bordo, le navi che salpano dalle coste della Libia incontrerebbero le navi cisterna partite da Russia e Turchia in quel tratto di mare dove avverrebbe lo scambio, al buio di radar e controlli per parecchie ore. Una volta ultimata la procedura, le imbarcazioni libiche riaccenderebbero i trasmettitori di bordo mentre sono già prossime ai porti di appartenenza. Le navi cisterna russe e turche invece proseguirebbero la loro rotta verso le coste europee e, in particolare, verso quelle italiane, per sbarcarvi il petrolio dell’Isis.

Il ruolo della mafia sarebbe quello di costituire delle false società di brokeraggio all’estero le quali fungerebbero da esportatori abituali, venderebbero il greggio direttamente ai distributori di carburante a prezzi molto bassi, per poi essere chiuse subito dopo. Un sistema molto ingegnoso che permetterebbe di realizzare proventi non gravati da alcuna imposizione fiscale, nonché di riciclare il denaro proveniente dalle attività criminali.

Questo del petrolio dell’Isis è un colossale giro d’affari, estremamente difficoltoso da smascherare a causa dell’attività concertata dai parecchi attori coinvolti nella vicenda. Società fantasma, in grado di nascere e morire nel giro di poche ore; navi che spariscono nel nulla per ore; trasporti ramificati che prendono la via del mare e della terra e che, oltre al piccolo distributore di provincia, potrebbero avere come terminali anche le più importanti raffinerie italiane.

Un sistema di illegalità che è riuscito ad aggirare le maglie dei controlli e della burocrazia internazionale, perfettamente incastonato in uno scenario, quello del Mediterraneo, oramai assunto a teatro dei traffici più disparati, dalla droga alle armi, dal petrolio agli esseri umani.

Un’indagine che già dalle premesse si rivela tanto lungimirante, quanto ardua nel coordinamento e nella raccolta di prove concrete che siano in grado di smantellare o solamente intaccare quella che pare essere una mostruosità criminale.

L’attività della Guardia di Finanza, coordinata da una procura siciliana, è comunque coperta da uno stretto riserbo e tende a non sbilanciarsi neanche sulla fonte di matrice terroristica, non attribuendo direttamente al Daesh l’attività di smercio del greggio. Insomma, i trafficanti del petrolio dell’Isis potrebbero essere anche altri soggetti, non necessariamente legati al mondo del fondamentalismo, e la natura fittizia degli intermediari rende le indagini particolarmente difficoltose.

Ciò che è sicuro è che in Libia il furto di petrolio è prassi diffusa e l’impegno quotidiano delle motovedette della Guardia Costiera libica, oltre ad essere concentrato nella lotta al traffico di migranti, si dispiega anche sul fronte della caccia alle bettole cisterna che, cariche di petrolio, salpano alla volta di Malta per effettuare gli scambi destinati ad approvvigionare le navi cisterna russe e turche e quindi i porti europei da Marsiglia alla Sicilia.

In rete è possibile prendere visione pure di filmati che testimoniano le operazioni di contrasto della Guardia Costiera libica, con le precarie imbarcazioni cisterna che vengono letteralmente prese a mitragliate dalle motovedette libiche. Nonostante questi giornalieri sforzi, il traffico continua e l’aiuto strategico della mafia ne rende incredibilmente ardua la soluzione.

Coloro che avevano attribuito alla mafia addirittura un ruolo di difesa del territorio da eventuali attacchi terroristici di matrice islamica si dovranno ricredere. Mi dispiace signori, la vostra cara mafia non è la vostra paladina, ma a quanto pare è uno dei principali partner europei dei terroristi, un intermediario efficiente, che consente alle vostre automobili di essere alimentate dal petrolio dell’Isis, creando per tutti utili da capogiro.

di Massimo Caruso

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