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Petrolchimico di Milazzo, una storia “inquinata”

Redazione on 3 ottobre 2017 - 05:16 in Ambiente, Cronaca, Primo Piano

La Sicilia è conosciuta come l’isola più bella d’Italia, ricca di cultura, tradizione e storia. Caratteristiche queste che piacciono molto ai turisti, ai vacanzieri, alla classe politica e imprenditoriale che sceglie la Sicilia, solo ed esclusivamente per il divertimento e poi decide di trivellarne il Canale di Sicilia, di trasformare questa terra nella casa perfetta per le industrie petrolchimiche. Milazzo lo sa bene, vive questa realtà da più di 50 anni.

La “maestosa” Raffineria di Milazzo, situata nella piccola città della provincia di Messina, è una delle strutture più complesse d’Europa, capace di lavorare e raffinare diverse quantità di materiali, famosa per aver dato negli anni passati “lavoro” a tante famiglie milazzesi e anche per aver tolto a quest’ultime, la libertà di “respirare” aria pulita e di poter vivere in salute. Sono affermazioni queste, che fino a qualche anno fa, potevano essere messe in dubbio da chi non voleva vedere, da chi vedeva ma non diceva nulla, ma che oggi vengono a galla, a seguito anche del palese incidente del 27 settembre 2014 scorso, quando nella notte, un incendio sviluppatosi all’interno della raffineria è divampato con fiamme altissime, generando il panico tra i cittadini, tranquillizzati poi, dall’annuncio della FederPetroli che ha insistito nel dire che non era successo nulla e che la situazione era sotto controllo.

A tali affermazioni però, la maggior parte dei Milazzesi non ha creduto. Anzi, da quell’esperienza, cittadini, gruppi ambientalisti, partiti politici come quelli dei “Verdi Milazzo” guadati da Giuseppe Marano, citato dall’Eni per allarme sociale, hanno deciso di farsi sentire e di dire basta alla situazione ormai diventata insostenibile.

Forse questo spiacevole incidente alla raffineria ha scosso anche i più restii a voler prendere dei provvedimenti relativi ad essa. Magari questa “piccola catastrofe”, che ahimè, non è mai stata etichettata come tale, poteva essere del tutto evitata, se solo negli anni ci fossero stati dei controlli periodici veri, se gli impianti fossero stati riconvertiti in industrie ecologiche, se chi di dovere si fosse interessato prestando attenzione agli studi dell’Istituto Sanitario di Roma, risalenti al 2007, che evidenziavano un numero abbastanza rilevante di malattie tumorali, cardiovascolari e morti a Milazzo e provincia, causati dei veleni sputati dalla raffineria. Non solo, gli studi scientifici portati avanti da un gruppo di ricerca, pubblicati su Il Giornale Di Sicilia, confermavano la presenza di metalli (cromo e cadmio) in quantità superiore alla media, nelle urine di 31 bambini su 200 provenienti da Milazzo e paesi vicini, ma non sono stati minimamente presi in considerazione.

Una cosa è certa, non c’è da dormire sonni tranquilli, ma si spera che reduci da tutto questo i Milazzesi sappiano trovare la forza per dire basta a questo scempio ambientale, politico, sociale e possano davvero cambiare le cose per la loro città, che è davvero una degli angoli più belli e ricchi di cultura della Sicilia e che potrebbe vivere prosperamente grazie al turismo, alla pesca e a tutte quelle attività commerciali che una città come Milazzo può offrire, senza il bisogno di lavorare – e morire – nel petrolchimico.

di Cristina Insinga

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