Un patto cristiano tra Brasile, Russia e Stati Uniti?

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A proporre un patto cristiano tra Brasile, Russia e Stati Uniti è il ministro degli Esteri del neo-presidente del Brasile, Jair Bolsonaro. Primo nucleo di un “gruppo nazionalista” più ampio comprendente anche l’Italia e il gruppo di Visegrad per l’Europa. Improbabile che si materializzi il patto, ma la proposta apre un dubbio sulla politica estera del “filo-americano” Bolsonaro che potrebbe essere molto favorevole alla Russia.    

Brasile-BolsonaroIl ministro degli Esteri del neo-presidente brasiliano Jair Bolsonaro, Ernesto Araújo, ha chiesto la formazione di un “nucleo composto dai tre maggiori Paesi cristiani” – Brasile, Russia e Stati Uniti – in un documento in cui  spiega al Presidente come dovrebbe essere la politica estera dell’amministrazione. Intitolato “Per una politica estera del Popolo brasiliano”, il documento è riportato dal quotidiano brasiliano Folha de S. Paulo come una delle ragioni principali della scelta di Araújo da parte di Bolsonaro per questa posizione di alto dirigente. Lo stesso  Araújo ha scritto in una rivista conservatrice che l’elezione di Bolsonaro è stata opera della Provvidenza divina, considerato che la Chiesa Cattolica è in mano all’ideologia marxista. 

Questo nucleo costituirebbe il nucleo di un “gruppo nazionalista” più ampio composto da Brasile, Stati Uniti, Italia, il gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca), Russia, Giappone e India, descritto come un “Gruppo anti-globalista senza la Cina”, in riferimento all’attuale blocco dei Brics, che la nuova alleanza sostituirebbe.”Ci sono Paesi che resistono alla demonizzazione del sentimento nazionale, allo schiacciamento della fede (specialmente della fede cristiana), che rifiuta lo svuotamento dell’anima umana, e la sua sostituzione con dogmi anemici che servono solo gli interessi del dominio mondiale di certe élite”, ha proclamato l’alto dirigente.

La nuova formazione metterebbe in discussione ciò che Araújo ha descritto come “l’asse globalista americana di Cina-Europa di Sinistra”. Nella lettera, ha concentrato gran parte della sua ira sulla Cina, chiedendo “pressioni su tutti i fronti” contro la sua crescente influenza globale.

Ha anche criticato i regimi di sinistra dell’America Latina, suggerendo che la “liquidazione del Bolivarianismo nelle Americhe” dovrebbe essere un obiettivo chiave dell’amministrazione entrante. Il socialismo bolivariano è l’ideologia ufficiale del regime venezuelano e da allora è stato esportato in altri Paesi della regione come la Bolivia e il Nicaragua. “Il Brasile potrebbe comandare il processo di delegittimazione del governo Maduro in Venezuela e applicare la pressione totale, insieme agli Stati Uniti, per la sua sostituzione con un regime democratico”, ha aggiunto Araújo.

Ha anche suggerito il ritiro dal Patto delle Nazioni Unite sulla migrazione, esprimendo il suo desiderio per la “desacralizzazione dell’immigrazione” e “combattendo l’ideologia dell’ “immigrato intoccabile” e il diritto universale all’immigrazione, ritenendo sia prioritaria la “sovranità nazionale. Bolsonaro ha già promesso di ritirarsi dal patto entrando in carica.

Sta di fatto che l’agenda patriottica di politica estera del diplomatico di carriera, che dirigeva il dipartimento per i rapporti con gli Stati Uniti e il Canada, lo ha portato subito in visita al segretario di Stato, Mike Pompeo, e i due in conferenza stampa hanno celebrato i valori condivisi fra i due Paesi.

La visione di Araújo per un fronte globale di Stati nazionalisti può sembrare inverosimile, per ora, alla Russia per la quale probabilmente è l’unica speranza di contrastare i pericoli gemelli del globalismo liberale e della Repubblica popolare cinese.  Non ci si dimentichi però che il governo bolsonarista è stato eletto grazie all’aperto supporto della Chiesa Universale del Regno di Dio e dalla Record Network, la chiesa elettronica dei movimenti evangelici.

Movimenti evangelici che nulla hanno a che fare con la Chiesa Ortodossa russa, ma forse hanno a che fare con la frattura nella Chiesa Ordodossa ucraina dal Patriarcato di Mosca, e molto hanno a che fare con i cristiani sionisti, se Marina Silva, che contese alla socialdemocratica Dilma Rousseff, la presidenza del Brasile “è membro di una setta al cuore del movimento mondiale dei “cristiani-sionisti”, avidamente pro-Israele, come le organizzazioni ebraiche sioniste B’nai B’rith e Congresso Ebraico Mondiale. E Bolsonaro, un cattolico formale, sebbene evangelico per convenienza politica, ha persino un secondo nome biblico: Messias. La sua religiosità personalizzata ha dato i suoi frutti. Nel maggio 2016, il pastore e leader del Partito sociale cristiano (Psc) Everaldo Dias Pereira, lo ha sommerso nel fiume Giordano durante una visita in Israele.

E l’Italia in nome di che cosa, se non di rappresentare il cortile europeo degli Usa, è stata inserita in questo perverso patto cristiano che a parole si dichiara contro il globalismo ma de facto è arma dell’imperialismo capitalista, con ecocidi e genocidi annunciati.

di Cristina Amoroso

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