Papa Francesco traccia le linee della nuova Chiesa e condanna il sistema capitalistico

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di Mauro Indelicato

E’ la prima vera enciclica di Papa Francesco; la prima, è stata scritta a quattro mani con il suo predecessore, Benedetto XVI, quella presentata pochi giorni fa, è invece interamente scritta di proprio pugno.

Non è un dettato di teologia o un dettame religioso, sembra più che altro che il Pontefice argentino abbia voluto tracciare quelle che sono le linee guida del proprio pontificato, una sorta di programma quadro della Chiesa che verrà. Due le linee essenziali di tale programma: una verte sul cammino interno che la Chiesa, secondo il Santo Padre, deve intraprendere, mentre l’altra, senza dubbio più curiosa, è di respiro più internazionale e guarda al sistema economico globale.

Per ciò che concerne il primo aspetto, Papa Francesco afferma che la Chiesa che si aspetta sia “più sporca”, con le mani impolverate per essere uscita dalle stanze apostoliche ed aver operato all’interno della società: “Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti”. Sono queste le parole testuali che è possibile leggere nel nuovo testo di Papa Francesco.

Ma non solo: sempre nel solco delle riforme interne alla Chiesa, l’ex arcivescovo di Buenos Aires ha ribadito la necessità di attuare le riforme previste dal Concilio Vaticano II, specie in merito la collegialità. Infatti, il documento del 1965, prevede come il Pontefice sia sempre il capo indiscusso e centrale della Chiesa, ma gli organi collegiali formati da Cardinali presso la Santa Sede e dai Vescovi sparsi nelle varie diocesi in tutto il mondo, devono avere sempre più importanza in fase di approvazione delle tematiche più importanti. Al momento però, in questo senso sono stati fatti pochi passi significativi, Papa Francesco vuol invertire la rotta ed ultimare queste riforme.

Infine, ecco il secondo tasto del discorso: l’economia. E’ una vera condanna del sistema capitalistico quella che emerge dal documento. Papa Bergoglio, non lo cita testualmente, ma le frecciate all’attuale sistema globale sono chiare e limpide: “E’ un sistema che premia i più forti, emargina i più deboli e questo non si può accettare. Bisogna rimettere la dignità umana al centro della discussione, non il denaro” afferma il Santo Padre.

“La necessità di risolvere le cause strutturali – continua il Papa – della povertà non può attendere: finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. La ‘inequidad’ è la radice dei mali sociali”. Secondo Bergoglio “i piani assistenziali, che fanno fronte ad alcune urgenze, si dovrebbero considerare solo come risposte provvisorie”.

Insomma, dal Papa arrivano programmi, ma anche moniti, sia alla Chiesa di oggi che al sistema internazionale; sembra un Bergoglio in grande spolvero quello delle ultime settimane, tanto in politica estera (la visita di Putin in Vaticano ha avuto un effetto tsunami sulle diplomazie), quanto nelle questioni interne alla Santa Sede ed alla Chiesa. L’attesa adesso, è nel vedere quando queste riforme annunciate e questo nuovo atteggiamento proclamato dal Pontefice, sarà messo in pratica.

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