Palestina: tra falchi e colombe è iniziata la faida per la “poltrona” dell’Anp

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di Giovanni Sorbello

Le controversie interne all’Autorità Nazionale Palestinese sono diventate notizie di dominio pubblico anche in Libano, in seguito all’assassinio del dirigente di Fatah, Ahmed Rashid e dei suoi due fratelli da parte di Ansarullah, un gruppo guidato da Jamal Suleiman.

Fatah non ha avuto nessuna reazione a tale atto perché conosceva bene la vittima. Infatti, Rashid aveva incontrato tempo fa Jalila Dahlan, moglie di Mohammed Dahlan, l’ex leader di Fatah che attualmente non detiene alcuna posizione ufficiale, anche se sta conducendo una guerra feroce contro Mahmoud Abbas per arrivare alla presidenza dell’Anp.

Jalila Dahlan ha compiuto diversi mesi fa, per nome del marito, un tour per i campi profughi palestinesi in Libano, distribuendo una montagna di dollari – a scopo “umanitario” – per “comprare” le simpatie delle varie milizie armate presenti nei campi.

Come si può ben capire dal dispendio di energie e soldi è una disputa in cui si ci gioca tutto. I palestinesi la chiamano la “madre di tutte le battaglie”. Il vincitore diventerà presidente e sarà ricevuto come un capo di Stato in ogni Paese che visiterà. Enormi somme di denaro saranno a sua disposizione e sarà ricordato come il presidente del popolo palestinese. Chi perderà questa guerra non avrà nulla. Sarà processato per corruzione, arrestato e gli saranno confiscati tutti i suoi soldi come è già successo al “falco” Dahlan.

L’ex funzionario di Fatah è più giovane e più audace rispetto al suo rivale, e sta già facendo importanti alleanze all’estero. Dahlan è famoso per essere stato uno dei fondatori della famigerate Forze di sicurezza preventiva palestinesi, formate dopo gli accordi di Oslo nel 1990. Dahlan ha sempre mostrato una forte crudeltà nei confronti dei suoi avversari ed ha avuto un controllo oppressivo della Striscia di Gaza, tanto da essere denominata sotto il suo governo “Dahlanistan”.

Gli Stati Uniti e perfino Israele sono convinti che potrebbe essere uno scudo contro l’espansione dei movimenti di resistenza come Hamas e la Jihad islamica. Egli ha anche un’immagine “di rilievo” rispetto ad altri leader di Fatah, perché è stato l’unico a resistere a Yasser Arafat. Dal 2001 ha iniziato a criticare pubblicamente le politiche di Arafat, respingendo la nomina del nipote di Arafat, Moussa Arafat, a capo della polizia di Gaza nel 2002.

Altra questione importante è rappresentata dalle finanze di Dahlan. Lo scandalo Mintar Crossing ha rivelato che dal 1997 fino alle sue dimissioni dall’incarico di capo della sicurezza di Gaza, ha incanalato nei suoi conti personali decine di milioni di dollari. Egli ha abbastanza soldi per raggiungere i suoi obiettivi politici e finanziare i suoi sostenitori.

I suoi ottimi rapporti con Israele risalgono ai suoi giorni a Gaza, soprattutto con Amnon Shahak dell’esercito israeliano e Yaakov Perry del Mossad. Ha incontrato tutti i segretari di Stato negli Stati Uniti ed è esemplare il suo rapporto con il cancelliere tedesco Angela Merkel. Ottimi rapporti emergono anche con il mondo arabo. Un forte legame esiste con il generale egiziano Abdul-Fattah al-Sisi. Con il Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti oltre a mantenere legami d’affari, ha ottenuto decine di milioni di dollari da investire per la sua “campagna acquisti”.

Gli europei alla fine preferirebbero la “colomba” Abbas al “falco” Dahlan. L’attuale leader dell’Anp non è stato coinvolto in atti crudeli e violenti come il suo avversario. Grazie al suo comportamento più tollerante ha migliori possibilità di rimanere a capo dell’Anp, possibilmente fino alla morte.

Molti sottovalutano la capacità di Abbas ma il suo pragmatismo e la sua incredibile ascesa al potere lo rendono uomo da battere in Fatah oggi e in futuro. Ha sconfitto grandi figure come Ahmed Qurei alle elezioni del comitato centrale di Fatah nel 2009. Ha espulso Intisar al-Wazir, la vedova di Abu Jihad al-Wazir, dal consiglio sempre nel 2009. E’ riuscito a sbarazzarsi anche di Farouk al-Qaddoumi, l’erede più importante di Arafat.

I due leader sono in competizione e sembrano godere di buona salute. Agli europei può apparire come una normale competizione democratica. Tuttavia, nulla è normale in Palestina. Ci sono solo tre aspetti fondamentali che interessano alla leadership palestinese: denaro, potere e gloria personale. Per quanto riguarda la causa palestinese, di cui da decenni questi sciacalli si “nutrono”, non gli resta altro che Dio e la Resistenza dei suoi figli migliori.

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