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Pakistan: destituito Sharif, si rafforzano i militari

Salvo Ardizzone on 3 agosto 2017 - 04:40 in Asia, Primo Piano

La settimana scorsa, in Pakistan, la Corte Suprema ha destituito il premier Nawaz Sharif; è la conseguenza di un’inchiesta nata un anno fa con la pubblicazione dei Panama Papers; nei file emergevano transazioni finanziarie che accusavano diversi uomini politici, fra cui Sharif e i suoi figli.

Nell’inchiesta che ne è seguita, secondo diverse indiscrezioni pilotata dall’Intelligence militare, non è stato possibile accertare alcun reato a carico del Premier, ma sarebbe stato appurato uno squilibrio fra le ricchezze dichiarate e i redditi effettivi.

La sentenza della Corte Suprema che liquida Sharif al momento non getta il Pakistan in una grave crisi istituzionale, perché la guida del Governo è stata affidata all’ex ministro del Petrolio, Shahid Khaqan Abbasi, che con ogni probabilità la manterrà fino all’elezione in Parlamento del fratello di Sharif, Shahabaz; tuttavia, anche se le conseguenze politiche immediate possono sembrare limitate, assai maggiori saranno le ripercussioni future.

Secondo i commentatori, ci saranno altre vittime eccellenti dell’inchiesta, con un forte indebolimento delle autorità civili a favore del già debordante potere dei militari che, forti del sostegno di Pechino, mirano ad una leadership incontrastata anche per gli anni futuri.

La Cina vuole che il Pakistan sia un docile satellite, attraverso cui sviluppare il proprio corridoio infrastrutturale in Asia Centrale; ai militari pakistani poco importa che il Paese sia trattato da colonia purché venga mantenuto il loro potere e la patologica contrapposizione verso l’India, che poi è la giustificazione del ruolo centrale che detengono.

Le ovvie conseguenze saranno un ulteriore peggioramento dei rapporti con l’India, già ai ferri corti con Pechino, l’aggravamento delle tensioni in Kashmir e l’inasprimento della crisi afghana, con il Pakistan (meglio, i suoi militari) a trescare più che mai con i terroristi d’ogni specie per destabilizzare l’Afghanistan se non può (e non può) dominarlo.

di Redazione

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