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Opus Dei, l’Orco affettuoso di Escrivá de Balaguer

Redazione on 3 agosto 2018 - 08:18 in Attualità, Primo Piano

Opus Dei – Dell’integralismo cattolico se ne parla poco in Italia e non a chiare lettere. Movimenti ecclesiali, che di fatto si configurano come vere e proprie sétte, sebbene tutte abbiano l’imprimatur ecclesiastico e siano sempre più agguerriti, a partire dal pontificato di Wojtyla che li ha rafforzati e valorizzati. Caratteri settari comuni, dal culto del leader-fondatore fino alla sua santificazione o beatificazione, al verbo diffuso alle comunità sparse in tutto il mondo, dalla separazione dal mondo esterno al lessico specifico, patrimonio esclusivo degli adepti. Marciano divisi per colpire uniti con spiritualità e prassi diverse, imprenditoriale e affaristica, sociale e politica.

Opus-DeiTra tutti (neocatecumenali, Legionari di Cristo, Focolari, Comunione e liberazione, Opus Dei, Rinnovamento nello Spirito santo, Comunità di sant’Egidio) l’Opus Dei rappresenta il mistero di una realtà contraddittoria che, come un miraggio appare e scompare, sottraendosi alle definizioni e all’indagine, soprattutto in Italia, entrando attraverso i suoi uomini nell’attività di banche, industrie, partiti politici e, sebbene sia dedita ad opere di carità, viene spesso chiamata in causa quando si verificano clamorosi crac finanziari, rimanendo peraltro sempre in sella sulla scena del gran capitale.

Fondata dal sacerdote spagnolo Escrivá de Balaguer nel 1928, divenuta Prelatura personale nel 1983, “Chiesa nella Chiesa” delle élites economico-finanziarie, dei manager tutti lavoro e listini. Dei manager tutti eccellenza e banche, etica del lavoro senza fiato, investimenti e profitti. E mutuo soccorso, perché, come spiega un anonimo banchiere del giro, “Vale la pena appartenervi”. Una straordinaria capacità di penetrazione negli ambienti che contano, non solo in Europa, anche negli Usa, in America Latina e addirittura in India, l’Opus Dei va sempre più acquistando spazi importanti nei settori strategici della società: economia, mass media, finanza, industria, politica, ricerca scientifica, organizzazioni internazionali. Un successo che negli ultimi trenta anni è impressionante.

Con i suoi oltre duemila sacerdoti e quasi novantamila aderenti (fra cui ottimi professionisti nel campo tecnico-scientifico-ospedaliero-pedagogico), con la sua rete di università, scuole, collegi, centri di formazione professionale, fondazioni culturali, cliniche e centri di assistenza l’Opus può svolgere un ruolo di presenza in nazioni dove il cattolicesimo non è maggioritario. Una grande potenza l’Opus Dei,  la più potente multinazionale dell’educazione religiosa che fattura – secondo stime della stampa cattolica dissidente – non meno di 30 milioni di dollari al mese. Sono 12 i collegi universitari in Italia che promanano direttamente dalla fondazione opusdeista: tre nella capitale (Valle delle Palme, Celimontano e Porta Nevia sulla Laurentina, che offre alle studentesse-bene servizi alberghieri e di tutoraggio in un complesso residenziale dotato di aula magna da 150 posti, cinque sale studi, music room e cappella da 120 posti), uno a Palermo e Bologna, due a Genova,  tre a Milano,  due nella postazione strategica di Verona, soprannominata la “Pamplona d’Italia” per il grande potere detenuto dall’Opus Dei, è una capitale della finanza cattolica. Vi hanno sede il gruppo Banca Popolare di Verona e Novara, la fondazione Cariverona, azionista chiave del colosso Unicredit, la Cattolica Assicurazioni, un altro gigante della “finanza bianca”.

All’interno dell’Opus Dei, il cui fondatore, Escrivá de Balaguer, amico e consigliere del fascista Francisco Franco viene proclamato santo nell’ottobre 2002, ruotano una marea di persone,  banchieri nei loro eleganti gessati grigi che si stringono attorno ad una tomba, in una cripta sotterranea per saldare con la preghiera il loro patto indissolubile, giovani numerari e numerarie – uniti dalla stessa scelta di vita – che si fustigano con violenza o che si stringono attorno alla propria coscia un cilicio di metallo con punte acuminate.

Qualcuno chiama “cristianisti” gli appartenenti a tali sétte, abbracciando con questo geniale neologismo quanti considerano il cristianesimo una scelta politica militante, contro l’Oriente, l’islam e il comunismo, a sostegno della politica economica e militare occidentale, per una società imprenditoriale e per un Occidente ottimamente armato e con il diritto di aggredire chiunque, ovunque e in qualsiasi momento.

Un vergognoso ruolo reale che i cristianisti giocano, come complici di azioni, disegni e interessi che nulla hanno a che vedere con Cristo, ruolo che risulterebbe insopportabile perfino a loro stessi se non venisse mascherato.

E contro questa maschera prendono la parola quelle persone che, spesso con pesanti drammi personali, sono uscite dall’Opus Dei, gli ex numerari e numerarie che con grande coraggio hanno messo a disposizione la loro storia in inchieste, come quella di Ferruccio Pinotti “Opus Dei segreta”, o il sito di Agustina Lopez de los Mozos, “Perdonare ma non dimenticare”, un sito Internet di denuncia. Numeraria per nove anni, ora giornalista a Madrid, nel 2002, dopo la canonizzazione di Escrivá de Balaguer, ha creato il sito Opuslibros, un punto d’incontro nel quale ex membri dell’Opus Dei condividono le loro esperienze. Uno spazio che l’Opus ha tentato varie volte di “silenziare” anche con azioni legali.

Viene tracciato il vero volto dell’Opus Dei, i danni che un’organizzazione di questa indole, che agisce al riparo dell’autorità concessa dalla Chiesa, produce nelle vittime che si sono avvicinate ad essa cercando Dio, contribuendo alla conoscenza di un’istituzione che usa pratiche che offendono gravemente i diritti umani, per tentare di fermare gli abusi di un “Orco affettuoso” come Job Fernández definisce l’Opus Dei, nel suo libro del 31 luglio 2015, pubblicato per intero dal sito Opuslibros tra i libri silenziati.

di Cristina Amoroso

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