Onore alla disobbedienza civile della Internet Generation

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di Cristina Amoroso

Trentacinque anni di carcere. E’ questa la pena decisa dalla Corte Marziale di Fort Meade per Bradley Manning, il militare condannato per aver passato documenti militari e diplomatici al fondatore di Wikileaks, Julian Assange. Il 25enne statunitense è stato anche congedato con disonore dall’esercito. Lo riferisce l’Agenzia di stampa Reuters di martedì 20 agosto.

Manning  rischiava fino a 90 anni di  carcere per aver consegnato più di 700.000 file classificati, video del campo di battaglia e cablogrammi diplomatici, al sito pro-trasparenza.  I pubblici ministeri hanno chiesto 60 anni, mentre la difesa ha chiesto al giudice di non privarlo della sua giovinezza. Manning, che era un analista di intelligence di basso livello a Baghdad nel 2010 quando ha consegnato i documenti, è stato condannato a luglio per 20 capi d’imputazione  tra spionaggio e furto. Non è stato trovato colpevole per l’accusa più grave, connivenza con  il nemico, che avrebbe portato una possibile sentenza di ergastolo senza condizionale.

Il materiale classificato che ha scioccato molti in tutto il mondo è stato un video ripreso dal mirino di un elicottero americano Apache, che sparava a sospetti insorti a Baghdad nel 2007. Una decina di persone furono uccise, tra cui due membri del personale di stampa Reuters, video  che  Wikileaks ha  soprannominato “Collateral Murder”.

Il rilascio dei documenti ha catapultato Wikileaks e il suo fondatore, Julian Assange, alla ribalta internazionale e intensificato il dibattito sulla segretezza del governo. Un gruppo per i diritti civili degli Stati Uniti ha proposto Manning come candidato al Premio Nobel per la Pace .

Manning si è scusato con la corte per quello che aveva fatto, dicendo: “Ho capito che devo pagare un prezzo per le mie decisioni”, mentre fuori da Fort Meade una decina di attivisti inscenava una manifestazione di sostegno al militare con cartelli con su scritto: “Liberate Bradley Manning”, “Clemenza per Brad e “No alla tortura pre-processuale” e, in attesa della sentenza, l’organizzazione fondata da Julian Assange pubblicava sulle proprie pagine Facebook e Twitter nuovi file segreti, per ora criptati, chiedendo ai suoi sostenitori di scaricarli. La minaccia sottintesa è che in qualunque momento Wikileaks potrà rendere pubblica la “password” per diffondere i documenti a un numero potenzialmente infinito di fonti.
Il processo di Manning è agli sgoccioli e gli Stati Uniti stanno lavorando alacremente per il ritorno negli Stati Uniti di Edward Snowden, un ex imprenditore dell’Agenzia Nazionale di Sicurezza che ha rivelato dettagli di programmi segreti statunitensi, che includevano il monitoraggio telefonico di americani e traffico Internet.

Mentre Snowden si trova in Russia, che gli ha concesso asilo temporaneo, il direttore del Guardian, Alan Rusbridger, pubblica un lungo articolo nella stessa giornata del processo a Manning, per commentare la reale vicenda che ha coinvolto le autorità britanniche e il compagno di Gleen Greenwald, giornalista del quotidiano britannico e autore degli scoop su Edward Snowden e i programmi di sorveglianza della National Security Agency (NSA): David Miranda, 28 anni, è stato trattenuto domenica per nove ore dalle autorità britanniche all’aeroporto di Heathrow, a Londra, secondo quanto stabilito da una legge anti-terrorismo del 2000.

Rusbridger ha detto di considerare quanto successo un atto di intimidazione nei confronti di Miranda e del suo giornale e ha anche raccontato diversi episodi in cui agenti dei servizi britannici gli hanno intimato di distruggere o consegnare i documenti di Snowden, concludendo il lungo articolo con questo commento: “Quei colleghi che denigrano Snowden o dicono che i giornalisti dovrebbero avere fiducia nello Stato (molti di loro sono britannici, stranamente, di destra) potrebbero avere un giorno un risveglio crudele. Un giorno sarà la loro storia, la loro causa, a essere sotto attacco. Ma per lo meno ora i giornalisti sanno che devono stare lontano dalla zona di transito di Heathrow”.

Se Manning che ha ispirato Snowden, ha scritto nella sua famigerata chat con il suo delatore, l’ex hacker, Adrian Lamo: “Ho creduto che se il grande pubblico, soprattutto il pubblico americano, avesse avuto accesso alle informazioni… questo avrebbe potuto innescare un dibattito nazionale sul ruolo della nostra politica estera e militare in generale”, l’ intenzione di Snowden era di “informare il pubblico, su ciò che viene fatto in loro nome e quello che è fatto contro di loro”.

Ma Maning e Snowden non sono soli.

Jeremy Hammond, colpevole di cospirazione per hackink alla società di intelligence privata Stratfor, ancora in prigione ha dichiarato che: “La gente ha il diritto di sapere che cosa i governi e le società stanno facendo a porte chiuse”. Così Barrett Brown, giornalista e direttore di un sito web chiamato Project PM, ha ottenuto una condanna simile. Brown ora siede dietro le sbarre con una possibile pena massima di 105 anni per la sua indagine audace sul settore privato. In un’intervista, Brown ha descritto la “libertà di informazione”, come “il valore di questa età”, parlando di come questa convinzione motiva molti cyber-attivisti di impegnarsi nella disobbedienza civile contro coloro che occupano posizioni di potere che agiscono in modo non etico.

Quanto ad Assange ancora prigioniero nell’ambasciata ecaudoriana di Londra, nel suo ultimo libro “Cypherpunks: Libertà e Futuro di Internet” ha mostrato come internet possa essere utilizzato come strumento sia per la libertà sia  di oppressione. Ha visto come internet si sta muovendo in modo contrario alla sua visione e come “è stato trasformato nel  facilitatore più pericoloso di totalitarismo che abbiamo mai visto”, e in effetti è diventato “una minaccia per la civiltà umana”.

In un articolo del Guardian ha precisato come il controllo delle risorse petrolifere è stato un importante denominatore per la concessione ad alcuni paesi di potere geopolitico e “la guerra per gli oleodotti” è stata alla guida del mondo. Ha spiegato come ora questa battaglia si sia spostata sulla “guerra per condutture di informazioni: il controllo dei percorsi dei cavi in fibra ottica sottomarini e terrestri che si stanno diffondendo sempre più”. Ora, la situazione sta accelerando. Negli ultimi due anni abbiamo assistito ad un assalto tremendo sulla libertà di Internet. La forza di schiacciare la visione di questa generazione si è infiltrata nel cyberspazio. La battaglia è cominciata.

Per quanto ci riguarda abbiamo fiducia in questa giovane generazione, cresciuta su Internet, tradita da Obama, che sostiene la trasparenza dei governi, che credono nel potere delle informazioni e nel diritto del pubblico di sapere, che hanno rivelato la profonda frode di un sistema arrogante che permette a governi e aziende di guardare nella vita privata degli altri, nascondendo le proprie azioni immorali. Onore alla giovane generazione di Internet.

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