/ Cronaca / Occupazione: crescono gli occupati, manca la formazione

Occupazione: crescono gli occupati, manca la formazione

Salvo Ardizzone on 5 settembre 2017 - 05:05 in Cronaca, Primo Piano

Occupazione che cresce, o quanto meno crescono gli occupati, questo è quello che dicono i dati dell’Istat che vengono definiti confortanti dal Presidente Sergio Mattarella e dal Premier Paolo Gentiloni. Stando a quello che si legge, in termini di occupazione si sarebbe tornati ai livelli precrisi: a luglio erano 23 milioni 63 mila ad avere un lavoro, poco al di sotto del picco avuto nell’aprile del 2008. Tutto bene dunque? Per niente se si guarda alla qualità di quel lavoro.

Stando a quanto si vede analizzando più attentamente i dati, i posti di lavoro sono aumentati di 59 mila unità rispetto a giugno e di 294 mila in un anno, ma la maggior parte dei contratti sono a termine o ex contratti a termine che sono diventati a tempo indeterminato (che senza l’articolo 18 non vuol dire molto). I disoccupati si attesterebbero intorno ai 2 milioni 950 mila, 61 mila in più rispetto a giugno ma 17 mila in meno rispetto a luglio; inoltre la disoccupazione giovanile è salita al 35%.

A sentire il ministro Poletti, dal febbraio del 2014 ad oggi vi sono stati 918 mila posti di lavoro in più; non è un caso che il ministro citi quella data, infatti è il mese in cui si insedia il governo Renzi e da lì a poco inizieranno le manovre che porteranno al Jobs Act, con tutto quello che poi ne è seguito e che la gente prova sulla sua pelle.

Ma al di là del balletto delle cifre sulla occupazione, in Italia il vero scoglio per avere un lavoro decente resta la formazione; resta una scuola distante dal mondo del lavoro che crea un divario incolmabile con il resto d’Europa. Ultimi in Ue per titoli di studio, la concorrenza dei Paesi europei lascia indietro molti ragazzi che si accingono ad entrare nel mondo del lavoro. I dati dell’Istat danno una visione assai parziale perché non rivelano cosa sia effettivamente cambiato e cosa si trovi sotto questa presunta ripresa; non descrivono il tipo di posti che sono stati creati, non raccontano i profili richiesti dalle aziende, non riportano le qualifiche dei lavoratori.

La ripresa non è uguale per tutti, meno che mai in termini di occupazione. A giovarne maggiormente sono per la maggior parte gli uomini e se vi fosse una reale formazione Scuola-Lavoro, cosa del tutto assente perché tale non è la pagliacciata che si limita a fornire mano d’opera a nessun costo insegnando zero, è probabile che la ripresa possa essere più rapida e sostanziosa.

E’ l’Italia ad avere un record negativo della quota più bassa di laureati, e quelli che lo sono hanno troppo spesso una formazione inadeguata, per cui sempre più di frequente le aziende richiedono personale con un livello e tipo di istruzione che in Italia sta diventando difficile trovare. Qui si aprirebbe anche il discorso sulle università e sulle riforme che non hanno sortito gli effetti desiderati: il modello Berlinguer-Zecchino, detto anche del 3+2, non ha cambiato nulla nella sostanza visto che il titolo di studio arriva, sempre e dopo i 27 anni; cosa che accadeva anche con il vecchio ordinamento.

Secondo i dati, i giovani che oggi riescono a concludere l’intero percorso quinquennale o quello a ciclo unico sono addirittura meno rispetto ai laureati del 2000, ultimo anno del vecchio ordinamento. E per acquisire i due titoli (quello triennale più quello biennale, detto anche magistrale) si va ancora fuoricorso.

Lo spirito era quello di creare una base molto larga di laureati triennali, i cui profili professionali avrebbero dovuto trovare riscontro immediato in termini di occupazione, e una fascia minore di laureati magistrali, ma le cose sono andate diversamente. Oggi, il circa l’80% dei triennalisti prosegue e consegue la laurea magistrale; la laurea triennale, che avrebbe dovuto attirare i diplomati provenienti dagli istituti tecnici e professionali, non trova riscontro nel mercato del lavoro. Come sempre accade nelle cose italiane, ogni problema ne tira dietro un altro e un altro ancora, in una catena di infinite magagne che creano situazioni in cui è difficile districarsi.

di Sebastiano Lo Monaco

0 POST COMMENT

Send Us A Message Here

IlFaroSulMondo.it usa i cookies, anche di terze parti. Ti invitiamo a dare il consenso così da proseguire al meglio con una navigazione ottimizzata. maggiori informazioni

Le attuali impostazioni permettono l'utilizzo dei cookies al fine di fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Se continui ad utilizzare questo sito web senza cambiare le tue impostazioni dei cookies o cliccando "OK, accetto" nel banner in basso ne acconsenterai l'utilizzo.

Chiudi