Nigeria: lo stallo fra Governo e Boko Haram conviene a tutti

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In Nigeria si è giunti allo stallo nella guerra fra Governo e Boko Haram: i governativi non riescono a sradicare del tutto la ribellione e i terroristi, che continuano a compiere attacchi, non sono più capaci d’assumere il controllo di vasti territori.

È in questo quadro che va inserita la notizia del sequestro di un centinaio di studenti a Dapchi, nello stato settentrionale di Yobe. L’ennesimo rapimento di massa non è solo un reclutamento forzato di giovani (peraltro 76 di essi sarebbero stati salvati), quanto la volontà del gruppo terroristico di riacquistare la scena mediatica e di rispondere con un gesto eclatante al reintegro dei poliziotti che uccisero il fondatore della setta, Mohammed Yusuf.

Tuttavia in Nigeria la situazione può definirsi drammatica ma non seria: qualche settimana fa l’Esercito ha dichiarato solennemente la vittoria su Boko Haram, e pochi giorni dopo Abubakar Shekau (capo di una delle fazioni in cui si è scisso il gruppo) si è fatto vivo, prima di sfuggire all’ennesimo raid delle Forze di Sicurezza nella solita foresta di Sambisa, eterna base dei terroristi.

Anche l’apparato giudiziario sfiora il ridicolo: da un canto pubblicizza un processo con un migliaio d’imputati accusati di far parte di Boko Haram, ma ne libera la metà per manifesta inconsistenza delle prove.

Dopo 8 anni, la guerra si trascina ancora stancamente secondo il solito copione; solo un radicale cambiamento delle strategie, da una parte o dall’altra, potrebbe dare una svolta al conflitto. Il fatto è che in Nigeria non lo vuole nessuno.

I terroristi continuano ad accumulare soldi con i traffici illeciti al confine con il Sahel; da parte loro, politici e militari nigeriani hanno tutto l’interesse a che la guerra continui: distrae la gente dalla crisi economica e politica in cui il Paese affonda (e che è la prima causa del terrorismo), e garantisce potere e fiumi di denaro a chi finge di combattere.

Lo stallo conviene anche ai tanti Stati ed organizzazioni che con la guerra hano occasione di mettere radici; ci sono tutti, europei, americani, sceicchi del Golfo, pochi mancano all’appello.

Come sempre, a farne le spese è la popolazione, stretta fra le violenze dei Boko Haram e quelle delle Forze di Sicurezza, sempre più simili nel taglieggiare un territorio sventurato.

Un territorio che sopravvive, sempre peggio, grazie ad aiuti internazionali sempre più scarsi per una crisi ormai troppo lunga, perché, come sempre accade nelle guerre, non sono i soldi a mancare, sono gli aiuti.

di Salvo Ardizzone

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