Nigeria: chi sono gli integralisti di Boko Haram?

Boko Haram
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di Salvo Ardizzone

Di Boko Haram si sta parlando tanto, e anche noi ne abbiamo accennato in un articolo recente sulla Nigeria; è un gruppo (quasi una setta) assai particolare di fondamentalisti islamici, che unisce il terrorismo jihadista all’insorgenza etnica. Le sue radici sono nel Nord-Est del Paese, fra l’etnia Kanuri; sono terre aride e inospitali, da sempre dimenticate dal Governo centrale, al confine con Niger, Ciad e Camerun (confini poco più che nominali quelli), dove s’irradia ed ha basi e santuari.

In quelle zone remote, essenzialmente gli Stati di Borno e di Yobe, popolate dall’etnia Kanuri, in stragrande maggioranza musulmana, l’assistenza dello Stato non è mai esistita; lì sono giunte solo la corruzione e l’arroganza d’un potere percepito come nemico. Già negli anni ’70, l’Arabia Saudita aveva finanziato massicciamente una rete di associazioni caritatevoli legate alle madrasse (scuole religiose) e alle moschee, attraverso cui veniva svolta una predicazione integralista, anti occidentale e anti cristiana, di stampo salafita e wahabita. In un tale contesto di miseria, sottosviluppo e analfabetismo, l’odio per Governo centrale, Occidente e Cristianesimo ha fatto presto a trovare proseliti.

Negli anni sono nate e sviluppate organizzazioni a sfondo religioso e sociale come lo Yan Tatsine prima e il Myo (Muslim Youth Organisation) dopo, trasformata nel 2002 in Boko Haram (Bh); tuttavia, in entrambe i casi, il loro affermarsi (nel caso dello Yan Tatsine anche con omicidi politici) venne visto come un’inaccettabile minaccia dalle autorità centrali, che le stroncarono nel sangue con una repressione durissima. Tuttavia, la repressione del Boko Haram nel 2009, con l’uccisione del suo fondatore Mohammed Yussuf durante un interrogatorio, e la demolizione della moschea di Maiduguri, suo centro, determinò una decisa radicalizzazione dell’organizzazione con l’affermarsi della fazione più estremista e fanatica, fino ad allora minoritaria, composta da gente in contatto con la galassia jihadista africana, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi) o i somali di Al-Shaabab.

Il comando venne preso dal nuovo emiro Abubakar Shekau, coadiuvato da Muhammad Nur (in contatto con Shaabab) e al-Barnawi (in contatto con Aqmi); essi trasformarono il movimento in un’organizzazione militare con due unici obiettivi: l’instaurazione di un emirato islamico retto dalla più ottusa interpretazione della sharia e la Jihad contro gli infedeli o i musulmani che ne ostacolassero la realizzazione.

In questa fase, molti politici musulmani degli Stati del nord (a cominciare da quelli di Borno e Yobe) hanno cominciato ad appoggiare Bh per mettere in difficoltà il Governo centrale retto dal cristiano Goodlack Jonathan, dell’etnia Ibo. Questa collaborazione, iniziata con la convinzione di poter “usare” i terroristi, in breve tempo ha cambiato natura; Bh ha imposto le proprie condizioni e quelli che erano contributi e aiuti interessati ora sono autentici taglieggiamenti a cui gli stessi Governatori degli stati non possono più sottrarsi. Al contempo, il profondo coinvolgimento di molte alte personalità, unito alla corruzione sistematica, fa si che i terroristi possano avere un costante flusso di informazioni su tutte le iniziative politiche e militari del Governo centrale, tale da vanificarle sistematicamente.

I fondi non mancano all’organizzazione; a parte le estorsioni e i contributi dei soliti “donatori” del Golfo, immancabili dietro a ogni movimento jihadista, essa si sovvenziona ampiamente con i rapimenti e gestendo tutti i traffici criminali e il contrabbando delle aree sotto il suo controllo e che passa attraverso di esse. Con il denaro, oltre ad alimentare iniziative caritatevoli verso le popolazioni musulmane Kanuri che l’appoggiano, alimentando così il consenso, può acquistare tutte le armi e il materiale di cui ha bisogno, e di cui l’area del Sahel è letteralmente zeppa dopo il saccheggio degli arsenali libici.

Tuttavia Bh, pur essendo collegato alla galassia jihadista, è profondamente diverso dagli altri gruppi: ha una base di reclutamento ed espansione primariamente fra l’etnia Kanuri, e, tranne casi occasionali, la sua attività e strategia obbedisce a logiche interne allo Stato nigeriano. Inoltre, proprio per questo dichiarato radicamento tribale, oltre a non crearsi alcuno scrupolo ad uccidere altri musulmani ritenuti “tiepidi”, attacca indiscriminatamente le altre etnie anche se obbedienti all’Islam. Tutto ciò, se non ostacola nello spargere il terrore e destabilizzare uno Stato centrale inetto quanto corrotto, è una limitazione notevole se si hanno ambizioni più vaste; per questo motivo al-Barnawi, luogotenente di Shekau, nel 2012 ha costituito un altro gruppo jihadista, Ansaru, aperto a tutti i musulmani (soprattutto all’etnia Hausa Fulani, la seconda del Paese) e direttamente collegato con altri gruppi (Aqmi e Muyao) con cui condivide gli obiettivi, soprattutto cristiani e occidentali. Per queste sue caratteristiche, in prospettiva, è assai più pericoloso di Bh.

Dal 2009, con l’estendersi dell’insorgenza e la fallimentare risposta delle forze di sicurezza, gli attacchi si sono moltiplicati e intensificati; ormai si contano a centinaia e sempre più sanguinosi, con migliaia e migliaia di vittime: Cristiani, chiese, scuole, Musulmani considerati apostati solo perché non appoggiano l’organizzazione, e poi insegnati, notabili locali, politici e chiunque abbia una qualche presa sulla popolazione, in una strategia di destabilizzazione. Il Governo è incapace d’intraprendere una strategia efficace; più volte ha lanciato massicce operazioni con l’aiuto di Ciad e Niger, alle volte ha anche ottenuto qualche successo, ma, partito l’Esercito, le bande si riformano e basi e accampamenti vengono ricostruiti. Di norma sono le popolazioni che vengono prese in mezzo in un crescendo di violenza, con villaggi bruciati, deportazioni di massa, uccisioni di “presunti terroristi”, saccheggi, stupri, che prefigurano le avvisaglie d’un vero genocidio.

La soluzione militare, da sola e applicata da un apparato inetto, corrotto e infiltrato profondamente, non potrà mai avere ragione dell’insorgenza; d’altronde, lo Stato centrale, per le medesime ragioni che hanno prodotto la crisi, è assolutamente incapace di applicare quelle misure politiche capaci di isolare i terroristi dalla popolazione, che vede ormai le forze di sicurezza come nemici e oppressori.

Di questo passo Bh continuerà ad espandere il suo controllo sul Nord-Est, esportando la destabilizzazione anche nelle provincie del Ciad, Camerun e Nigeria popolate dai Kanuri; al contempo l’Ansaru dilaterà la sua penetrazione nella popolazione musulmana dell’intero Paese, e se si considera l’instabile equilibrio con la componente cristiana, sempre più sotto attacco, è facile prevedere tempi neri per la Nigeria. Il Nord finirà completamente fuori controllo, soggetto alla più oscura e ottusa interpretazione integralista dell’Islam e della sharia e con l’obiettivo di esportare la jihad in tutta l’area; il risultato sarà guerra civile, destabilizzazione e una crisi colossale dilatata su una Nazione di 170 ml di abitanti.

Per adesso, ai ricchi che stanno nei grattacieli di Lagos, ingrassando con le ruberie su petrolio e gas e progettando la loro Disneyland sull’isola artificiale di Eko Atlantic, il Nord appare lontano. Ma se le cose dovessero precipitare davvero, a loro basterebbe prendere un aereo per un esilio dorato, dopo aver sbranato una Nazione; per tutti gli altri sarebbe un inferno assai più nero di quello che già vivono.

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