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Nicaragua, nuovo sciopero per opporsi ad Ortega

Redazione on 16 luglio 2018 - 01:29 in America, Primo Piano

Si è svolto venerdì in Nicaragua un nuovo sciopero generale contro il governo del presidente Ortega e spingerlo ad indire il prossimo anno le elezioni anticipate.

Nicaragua-ortegaLa capitale Managua, per la seconda volta in pochi mesi, è rimasta paralizzata a causa dello sciopero del trasporto pubblico e la chiusura totale delle attività commerciali. Le proteste sono culminate con lo sciopero dopo mesi di disordini diffusi in tutto il Nicaragua e la denuncia di centinaia di morti. Le manifestazioni sono state indette per iniziativa dell’Allianza Civica, un organismo formato da studenti, imprenditori, contadini ed esponenti della società civile, sostenuti, secondo i media, da parte della popolazione della capitale e dei diversi compartimenti nicaraguensi, e cercano di indurre il presidente ad indire elezioni anticipate l’anno prossimo.

Il mandato di Daniel Ortega terminerebbe nel 2021, ma il crescente numero di vittime anti-governative e la condanna internazionale lo spingerebbero a prendere in considerazione l’ipotesi di elezioni anticipate e la revisione del consiglio elettorale controllato dai sandinisti. L’azione costituirebbe una forma di mediazione che ponendo fine alla repressione violenta fin qui attuata in un Paese impoverito, in cui – secondo i critici – il presidente alla guida da molti anni del Nicaragua ha instaurato un regime corrotto ed autoritario.

Nicaragua, l’ombra di un colpo di Stato made in Usa

Nel corso di un’intervista rilasciata alla catena televisiva latinoamericana TeleSur da alcuni analisti di politica internazionale, le proteste in Nicaragua seguono il copione dei colpi di Stato soft guidati dagli Stati Uniti, sul modello venezuelano. Secondo il giornalista Adolfo Pastrán, infatti, gli atti di violenza testimonierebbero azioni destabilizzanti ordite da membri politici dell’opposizione, infiltrati per creare caos e giustificare la violenza, al fine di spingere il governo a dimettersi.

Tesi sostenuta anche dagli analisti internazionali, Sandino Asturias ed Ernesto Wong, che intravedono il tentativo degli Stati Uniti di recuperare spazi perduti negli ultimi anni e di gettare discredito sulla Rivoluzione sandinista che cominciava a rappresentare un esempio per i Paesi limitrofi ed aveva avviato un sistema di relazioni bilaterali e commerciali col resto dell’America centrale, la Cina ed altre economie emergenti.

di Maria Grazia Alibrando

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