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Nicaragua, continuano le proteste contro Ortega

Redazione on 18 giugno 2018 - 01:17 in America, Primo Piano

Nonostante continuino le proteste, il Nicaragua ha ripreso i colloqui con i gruppi di opposizione per porre fine allo stallo politico del Paese e due mesi di manifestazioni violente. I precedenti colloqui sono stati sospesi dopo che i gruppi per i diritti umani hanno accusato le forze di sicurezza nicaraguensi di aprire il fuoco su migliaia di manifestanti durante una tregua. Annunciando l’accordo per il cessate il fuoco, il clero cattolico del Paese ha dichiarato sabato che governo e opposizione hanno concordato di istituire una commissione di “verifica” e invitare organismi internazionali indipendenti a indagare sii disordini che hanno scosso il governo del presidente Daniel Ortega.

NicaraguaIl governo la scorsa settimana aveva respinto una proposta della chiesa per consentire agli ispettori internazionali di indagare sulle uccisioni dei manifestanti durante i raduni. I gruppi di opposizione affermano che il presidente Daniel Ortega ha istituito un governo autocratico. Il leader nicaraguense, tuttavia, respinge le accuse, ribattendo che i raduni sono una cospirazione guidata dall’opposizione per terrorizzare le persone. Dallo scorso aprile, il Nicaragua è stato teatro di violente proteste che hanno provocato la morte di 165 persone.

L’ombra di un colpo di Stato soft made in Usa

Nel corso di un’intervista rilasciata alla catena televisiva latinoamericana TeleSur da alcuni analisti di politica internazionale, le proteste in Nicaragua seguono il copione dei colpi di Stato soft guidati dagli Stati Uniti, sul modello venezuelano. Secondo il giornalista Adolfo Pastrán, infatti, gli atti di violenza testimonierebbero azioni destabilizzanti ordite da membri politici dell’opposizione, infiltrati per creare caos e giustificare la violenza, al fine di spingere il governo a dimettersi.

Tesi sostenuta anche dagli analisti internazionali, Sandino Asturias ed Ernesto Wong, che intravedono il tentativo degli Stati Uniti di recuperare spazi perduti negli ultimi anni e di gettare discredito sulla Rivoluzione sandinista che cominciava a rappresentare un esempio per i Paesi limitrofi ed aveva avviato un sistema di relazioni bilaterali e commerciali col resto dell’America centrale, la Cina ed altre economie emergenti.

di Redazione

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