Nel ricordo dell’Imam Moussa Sadr

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Sono trascorsi 41 anni dalla misteriosa scomparsa in Libia dell’Imam Moussa Sadr e dei suoi compagni durante un incontro con il colonnello Gheddafi. Nato in Iran da una famiglia libanese, Moussa al-Sadr divenne una guida spirituale molto autorevole e uno dei capi più abili del movimento di rinascita degli sciiti. Uomo del dialogo e della pace, nel 1974 fondò in Libano il Movimento dei diseredati da cui nacque in piena guerra civile il gruppo Amal (Speranza).

Moussa Sadr voleva la pace per il suo Libano devastato da una brutale guerra civile. Decise di andare in Libia dal colonnello Muammar Gheddafi per chiedergli di interrompere la fornitura di armi alle fazioni in lotta, durante la guerra civile che insanguina il Libano in quegli anni. Si fece accompagnare dallo sceicco Mohamad Yaacoub e dal giornalista Abbas Badreddin.

Da quel momento dei tre non si seppe più nulla. Una fonte vicina all’intelligence libica riferì dopo diversi anni dalla scomparsa dei tre, che l’Imam e i suoi compagni vennero uccisi subito dopo il colloquio con il colonnello Gheddafi. Per anni Tripoli ha sostenuto che i tre fossero saliti su un volo Alitalia diretto a Roma e le loro tracce andavano cercate in Italia. Ma i parenti, sostenuti dalla giustizia libanese, non hanno mai accettato questa tesi. Il caso Moussa Sadr ha avvelenato per anni i rapporti tra la Libia e il mondo sciita.

Nessuna conferma sulla morte di Moussa Sadr

La figlia del religioso sciita libanese, Houra Sadr, ha dichiarato lo scorso anno che i documenti e le prove non confermano la morte del padre, aggiungendo che non si esclude che probabilmente possa essere ancora detenuto in una prigione libica.

Dopo oltre quarant’anni, una sentenza del Tribunale di Roma ha segnato una parziale svolta: nessun coinvolgimento dell’Italia, le responsabilità vanno ricercate nell’ormai defunto dittatore libico Gheddafi. Chi ha conosciuto bene l’Imam Moussa al-Sadr, lo descrive come un uomo che ha lavorato per la pace e che per la pace è scomparso.

di Giovanni Sorbello

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