Muos: saranno ancora una volta gli americani a decidere

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di Adelaide Conti

La storia è quella che tiene con il fiato sospeso tutti i siciliani. Quella di un sistema di telecomunicazioni satellitare composto da tre gigantesche parabole di proprietà della Marina militare statunitense che da otto anni (era il 2008 quando iniziarono a circolare le prime voci) è stata tinta da pennellate di inganni, omissioni, bugie, ritardi, denunce, revoche, contro-revoche, manifestazioni di piazza, presidi e mobilitazione di cittadini.

L’ultima sentenza del Cga ha affidato l’incarico ad un collegio di esperti composto da tre referenti dei ministri della Salute, dell’Ambiente, dell’Infrastrutture e due scienziati rispettivamente del Cnr e Cun di stabilire le conseguenze per la salute che deriverebbero dalla messa in funzione delle tre parabole, unite alle 46 antenne della base Usa. Ai cinque esperti era stato affidato il mandato di eseguire – in modo autonomo e per conto della giustizia italiana – delle rilevazioni sul campo. Senonché le ultime notizie riguardano proprio il suddetto collegio dei verificatori che, per un intoppo (ritardi nel reperimento delle strumentazioni necessarie all’Arpa per effettuare le misurazioni nei tempi prestabiliti) non potranno portare a compimento il loro lavoro. Unico motivo per cui erano stati chiamati in causa. A confermare la notizia una lettera inviata il 13 gennaio dalla presidente del collegio, la professoressa Maria Sabrina Sarto, al Cga: “Arpa Sicilia – si legge – ha comunicato al collegio di verificazione che alcune strumentazioni necessarie per lo svolgimento delle misure sono state inviate per la taratura alle ditte e che i tempi necessari sono almeno di 15 giorni. Questa circostanza – prosegue Sarto – rende impossibile la programmazione di una nuova data per lo svolgimento delle misure entro il termine previsto”. Il termine a cui fa riferimento la presidente è quello del 26 gennaio, data ultima per presentare i dati richiesti.

Cosa accadrà adesso? Semplice, il collegio dei verificatori baserà le proprie valutazioni esclusivamente sui dati forniti dall’ambasciata statunitense. Già attorno alla nomina dei componenti del collegio c’erano state polemiche e non poche perplessità: del tutto evidente pareva che, un collegio composto per la maggioranza da componenti del governo, poteva non garantire la neutralità nel giungere ad una conclusione. Da notare – a questo proposito – che è stata proprio l’Avvocatura di Stato a presentare il ricorso al Cga per annullare gli effetti della sentenza del Tar di Palermo che poneva l’impianto sotto sequestro dichiarandolo abusivo. Non solo parte in causa ma fedeli alleati degli americani, tutti impegnati nell’intento di far desistere la popolazione, le associazioni e i vari movimenti No Muos. Insomma, per loro (Italia e Stati Uniti) il Muos andava fatto, senza se e senza ma. Pena, il rischio di non potersi difendere da possibili attacchi terroristici. Da parte di chi, non è dato sapere. Il Muos serve per la difesa del Paese. Punto.

Sommersi da argomenti, va da sé fra loro contraddittori, che poggiano su dati, statistiche e numeri, la cui fondatezza, per ovvie ragioni, è impossibile verificare, i cittadini saranno indotti a professare fiducia alla Us-Navy. Ma non è finita qui. Fra i documenti necessari per permettere al sistema di entrare in funzione ne manca uno, che potremmo definire chiave, ovvero quello inerente alla certificazione antisismica. Documento che non è in alcun modo producibile giacché l’aera che ospita l’impianto si trova, secondo il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri in una zona dove la possibilità di terremoti “abbastanza forti” è alta. Ennesimo elemento che rende il Muos ancora più abusivo. Ma chiedere alla grande potenza di rispettare le regole è davvero troppo. Le leggi si possono sempre cambiare, penseranno loro. Le leggi vanno rispettate, pensiamo noi.

Riportiamo, in fine, qui di seguito, il comunicato stampa del Movimento No Muos Sicilia:

“Che il Muos sia potenzialmente pericoloso era noto da tempo (è del 2011 l’oramai famosa relazione a firma Coraddu e Zucchetti). Che ci fossero numerosi e fondati motivi di preoccupazione è stato dimostrato nella corposa relazione prodotta recentemente dai tecnici capitanati dal Prof. Zucchetti. Che nessuno avesse fornito risposte adeguate per fugare dubbi e perplessità era stato certificato dal verificatore del Tar, Prof. D’Amore. Adesso sono le istituzioni preposte alla pubblica sicurezza a mettere le mani avanti. Poi spunta la mancanza della certificazione antisismica, con conseguente abuso edilizio.

Sconcerta il rimpallo di responsabilità tra Prefetto di Caltanissetta e istituzioni locali, da un lato, e verificatori del Cga dall’altro. Troviamo tragicomica la pantomima che si sta consumando ai danni dei siciliani, poiché è evidente che nessuno conosce, ad oggi, quali potrebbero essere i danni per la salute delle popolazioni coinvolte dalle radiazioni del Muos. E’ altrettanto sconveniente la leggerezza con la quale si vorrebbero monitorare le emissioni mantenendo al minimo la potenza degli impianti, in evidente violazione della norma, se non addirittura basare la verificazione su semplici calcoli teorici, per di più fatti su dati forniti, senza alcuna verifica, da una delle parti in causa. Potrebbero dire, i verificatori, di aver agito in scienza e coscienza? Noi crediamo di no.

A coronare il pasticcio, il modello previsionale che i verificatori dovrebbero usare sarebbe essere prodotto dal Prof. Monorchio, perito di parte del Ministero della Difesa, che in una sua e-mail, indirizzata ad un graduato della Difesa e pubblicata dagli hacker di Anonymous, partiva da una posizione preconcetta. Potrà costui essere pienamente imparziale?

Va da sé che non accetteremo mai risultati di un’operazione siffatta, che del rigore scientifico non riesce neppure ad indossare le vesti. Confidiamo che neppure i giudici del Cga lo faranno”.

Crediamo non si possa aggiungere altro, se non riportare la frase del professore D’Amore, da noi intervistato, che nel congedarsi ha voluto augurare ai niscemesi: “Buona fortuna”. Perché ne avrebbero avuto davvero bisogno.

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