Muore Ariel Sharon, il “Macellaio di Beirut”

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Ariel Sharon, ex Premier del regime israeliano, è deceduto ieri presso lo Sheba Medical Center a Tel Aviv, all’età di 85 anni. Il 4 gennaio 2006 era stato colpito da un ictus ed era entrato in coma, senza mai riprendersi. L’1 gennaio le sue condizioni si erano aggravate per l’insorgere di problemi renali conseguenti a un intervento chirurgico.

Nato nel 1928 da genitori bielorussi in un insediamento ebraico nel Mandato Britannico della Palestina, Sharon si arruolò nel 1940 nella milizia ebraica, allo scopo di prendere parte attiva al progetto di creazione di uno Stato ebraico. Partecipò a campagne militari guidate dall’Haganah, l’organizzazione paramilitare ebraica in Palestina durante il Mandato britannico dal 1920 al 1948 che aveva ideato il “Piano Dalet” che prevedeva l’espulsione di 750 mila palestinesi dalle loro case al fine di creare una maggioranza ebraica in quella che sarebbe stata la futura Israele.

Negli anni cinquanta comandò come Maggiore l’Unità 101, una forza speciale dell’esercito con la quale condusse operazioni segrete contro obiettivi civili e militari nella Cisgiordania Occupata. Fu l’autore del “massacro di Qibiya” nel 1953, in cui perirono 69 civili, la maggior parte donne e bambini. In quegli anni si distinse per la sua particolare ferocia, attirando spesso il biasimo e i richiami dei suoi superiori.

Nonostante ciò, continuò a fare carriera nell’esercito. Dopo la vittoria contro le forze egiziane nel 1967, fu nominato Capo del Comando Sud dell’esercito israeliano nel 1969. Nei primi anni ’70, in seguito a scontri con i suoi superiori, fu congedato e proprio in quel periodo cominciò la sua carriera politica nel partito di Destra Likud. Fu tra primi e più ferventi sostenitori del movimento che appoggiava la colonizzazione ebraica dei territori sottratti ai Palestinesi nel 1967.

Dopo il successo elettorale del 1981, Sharon fu nominato Ministro della Difesa e, ricoprendo tale carica, guidò la sanguinosa invasione israeliana del Libano. L’efferatezza e la ferocia con cui l’invasione fu condotta portò all’uccisione di 20 mila tra libanesi e palestinesi. L’episodio più crudo fu quello che è passato alla Storia come “Massacro di Sabra e Chatila”, nel sud di Beirut, ad opera di milizie cristiane libanesi in un’area direttamente controllata dall’esercito israeliano, tra il 16 e 18 settembre del 1982.

Oltre 3500 civili palestinesi disarmati furono uccisi mentre le forze militari israeliane circondavano il campo e lanciavano razzi durante la notte per aiutare i militanti ad individuare i residenti da massacrare. Nel 1982 la Commissione Kahan, istituita dallo stesso governo israeliano per accertare se il suo esercito avesse abusato della forza e per verificare la sua effettiva responsabilità nella strage, accusò Ariel Sharon di non aver adottato misure atte a prevenire lo spargimento di sangue.

In seguito alla brutalità dell’invasione del Libano, le fazioni libanesi si unirono contro Israele e ciò portò alla formazione del partito politico di Hezbollah, che fin dal primo momento contrastò valorosamente l’esercito israeliano. Esso fu costretto a ritirarsi dal Libano, occupando solo il Sud del Paese fino al 2000, quando Israele si ritirò anche da quell’area, sopraffatto dalla resistenza di Hezbollah.

Quando furono accertate le sue responsabilità nel massacro di Sabra e Chatila, Ariel Sharon perse l’incarico di Ministro della Difesa, ma rimase nel governo israeliano, concentrandosi su questioni nazionali e sul movimento dei coloni. Sfruttò la sua autorità come ministro per facilitare le costruzione di un vasto apparato di insediamenti illegali in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e sulle alture del Golan in Siria, nonostante la loro illegittimità secondo il Diritto Internazionale.

Nel settembre 2000, Sharon “visitò” la Moschea di al-Aqsa, scortato da un migliaio di agenti di sicurezza, al fine di riaffermare la volontà di Israele di non cedere mai Gerusalemme. Questo portò allo scoppio della Seconda Intifada, una serie di proteste di massa dei Palestinesi, sedate nel sangue dall’esercito israeliano. Nel febbraio 2001 Sharon diviene Primo Ministro di Israele. Nel marzo 2001, in risposta a una commissione d’inchiesta guidata dagli Usa sull’inizio dell’Intifada, dichiarò a una radio pubblica: “Israele può avere il diritto di mettere altri sotto processo, ma certamente nessuno ha il diritto di mettere sotto processo il popolo ebraico e lo Stato d’Israele”.

Sorprendentemente, nel 2005 Sharon avviò una campagna in cui chiedeva il ritiro di tutti gli insediamenti nella Striscia e di quattro in Cisgiordania, suscitando le ire dei coloni e guadagnandosi l’appellativo di “Uomo di Pace” da parte della Comunità Internazionale. Ma per i Palestinesi questa sorta di pentimento, che Sharon stesso definirà “strategico” e non autentico, non salva la reputazione di un uomo conosciuto come “il macellaio di Beirut”. Il 4 gennaio 2006, un ictus colpisce Sharon e gli causa un coma che durerà 8 anni.

Dal 2006, i leader israeliani hanno continuato la sua “opera”, con l’’espansione degli insediamenti illegali in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Da quello stesso anno, un assedio illegale e criminale stringe in una morsa la Striscia di Gaza.

Crediamo che solo le sue parole possano far comprendere chi fosse realmente Ariel Sharon, “Uomo di Pace”, a cui i potenti del mondo recheranno omaggio in questi giorni per l’ultima volta: “E’ dovere dei dirigenti d’Israele spiegare all’opinione pubblica, chiaramente e coraggiosamente, un certo numero di fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo di questi è che non c’è sionismo, colonizzazione, o Stato Ebraico senza lo sradicamento degli arabi e l’espropriazione delle loro terre”.

di Manuela Comito

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