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La galassia dei movimenti indipendentisti in Spagna

Redazione on 18 gennaio 2019 - 08:21 in Europa, Primo Piano

La Spagna è, tra gli stati europei, quello con una maggiore presenza di movimenti indipendentisti. Ad oggi in Spagna le richieste di secessione sono giunte da Catalogna, Andalusia, isole Baleari e Canarie. Storicamente però, lo zoccolo duro con cui si è dovuta confrontare Madrid è il movimento separatista dei Paesi Baschi meglio conosciuto come Eta, acronimo di Euskadi Ta Askatasuna (Patria Basca e Libertà), organizzazione attiva nelle zone pirenaiche del nord della Spagna e del sud ovest francese.

EtaIl nazionalismo basco affonda le sue radici nel tardo diciannovesimo secolo. Suo promotore e leader fu Sabino Arana, considerato il padre del movimento indipendentista, che fondò il Partito Nazionalista Basco (Pnv) nel 1895.

Sottoposti a diversi domini, tra cui quello romano e quello spagnolo, i baschi hanno conservato una forte specificità culturale e linguistica, resistendo ad ogni tipo di contaminazione. Il pilastro dell’identità basca è, non a caso, la lingua, l’euskera, unico idioma a non avere relazioni con la famiglia delle lingue indoeuropee nonché testimone inequivocabile dell’alterità di questo antico popolo.

Il movimento indipendentista dell’Eta, organizzazione politica sorta nel 1959 per mano di un gruppo di giovani in rotta con la linea tradizionale del nazionalismo di Arana, ha fatto dell’identità culturale e linguistica la matrice della sua lotta, perseguendo una idea di nazionalismo non canonico. In difesa di quella “diversità”, la decisione da parte di Euskadi di abbracciare la lotta armata. La lotta quarantennale per l’indipendenza della Repubblica basca ha causato la morte di circa 829 persone. Il gruppo ha annunciato un cessate il fuoco permanente nel 2011

Mentre altre regioni della Spagna arrancano sotto i colpi della crisi economica, il Paìs Basco rimane economicamente prospero, alimentando ulteriormente le mai sopite richieste di indipendenza. Nelle elezioni dello scorso settembre, il Partito Nazionalista Basco ha ottenuto la maggioranza dei voti nella regione, veicolando la spinta popolare per l’indipendenza, che rimane viva nonostante decenni di oppressione.

Dinamiche simili, seppur prive di gruppi paramilitari armati a supporto dell’indipendenza, si riscontrano in Catalogna. L’indipendentismo catalano ha anch’esso origini storiche lontane, risalenti all’annessione borbonica del regno aragonese. Tuttavia, fu solo nella seconda metà del XIX secolo che il nazionalismo si presentò sotto forma di “correnti di pensiero”

Come per il Paìs Basco, anche la Catalogna rivendica l’indipendenza sulla basi linguistiche, culturali, territoriali ed economiche. La spinta indipendentista in Catalunya si canalizza però su binari istituzionali.

Nel novembre 2014 si svolse un referendum “informale”, i cui risultati non assunsero valore giuridico, in cui l’80% dei votanti si dichiarò favorevole all’indipendenza. Il parlamento regionale, in cui gli indipendentisti hanno la maggioranza, lo scorso anno ha annunciato un’altra consultazione, che avrà valore giuridico per gli organi regionali, ed i catalani saranno chiamati ancora una volta a scegliere tra l’autonomia e l’annessione allo Stato spagnolo.

Altri movimenti indipendentisti stanno nascendo nelle isole: Baleari e Canarie. Questi movimenti, di recente formazione, basano le loro rivendicazioni su motivazioni economiche e territoriali. Le isole in questione godono infatti di regimi fiscali privilegiati su cui vogliono piena libertà decisionale. Inoltre, essendo distaccate dalla penisola, guardano il loro “isolamento” come possibilità di indipendenza dallo stato centrale.

di Redazione

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