Mosul, liberazione e tre possibili scenari

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L’operazione per riconquistare Mosul è stata lanciata il 17 di Ottobre. Alla liberazione sta partecipando una coalizione composta da forze di differenti schieramenti politici. L’ordine è stato impartito dal primo ministro iracheno Haider al-Abadi, nella funzione di comandante in capo del Paese.

MosulMosul è la seconda città irachena, in ordine di grandezza. Abitata da quasi due milioni di persone, ha una variegata componente religiosa ed etnica. Da qui la definizione di “Mosul, come piccolo Iraq”. Gruppi religiosi come sunniti, sciiti arabi, cristiani, sunniti e sciiti curdi, assiri, ebrei, shabak e yazidi risiedono in tutta la provincia di Ninive che vede Mosul come capitale.
Tutta questa componente etnica e religiosa non è una minaccia per l’unità e la sicurezza dell’Iraq, in quanto, hanno tutti un unico nemico che è l’Isis.

La questione che si sta ponendo in queste ore è di cruciale importanza, per Mosul. La prossima liberazione della cittadina irachena vedrà in gioco differenti schieramenti politici. Riusciranno a  trovare un accordo comune? Abbiamo visto come Mosul rivesta un ruolo determinante nell’Iraq, il futuro della seconda città irachena è strettamente connesso con quello della nazione.

Postulando che le parti interessate raggiungano un accordo, per Mosul, possiamo immaginare tre scenari, tre palcoscenici in cui si muoveranno gli attori in questione.

– Scenario “Governo Centrale”

Il primo scenario che possiamo immaginare è anche quello più favorito dalle contingenze e che si trovava già in precedenza.
Il primo scenario vede tornare Mosul sotto il governo centrale di Baghdad. Ostativi a questa opzione sono i curdi e gli arabi sunniti. Essi sostengono che in nessun modo la città possa tornare alla precedente condizione amministrativa.
Nonostante ciò, il futuro della cittadina irachena si instaura in questo primo scenario che sembra essere quello più vicino alla realtà. Questo non toglie che vi possano essere delle modifiche.

– Scenario Turco–Saudita

In questo secondo scenario si situano Turchia e Arabia Saudita. In base a questa opzione la provincia di Ninive potrebbe divenire un governo federale a se. Non è un idea campata in aria in quanto, prenderebbe spunto dalla già esistente regione autonoma del Kurdistan. Ninive sarebbe la capitale e sotto di essa si troverebbero le città di Makhmor, Tal Afar, Piana di Ninive e Al-Hazar.
In questa visione, le città sopra menzionate diverrebbero provincie con ognuna i sui codici etnici e religiosi. E’ uno scenario di difficile attuazione, in quanto queste provincie si andrebbero, poi, a riunire sotto Mosul. Vi è una fortissima opposizione a questa opzione, resistenze politiche interne ed internazionali.

– Scenario Stati Uniti–Kurdish

Terzo ed ultimo possibile scenario per Mosul è quello molto simile al piano degli Arabi-Sunniti.

In base a questa opzione, Ninive verrebbe suddivisa in provincie dalle dimensioni ridotte. Questo consentirebbe, all’articolo 140 della costituzione irachena di essere attuato. Esso mira a trovare delle soluzioni per le zone contese. L’articolo 150, poi consentirebbe un referendum che farebbe di Ninive una regione federale del Kurdistan.

Questo terzo scenario è fortemente sostenuto da Washington e dal Congresso degli Stati Uniti. Questo scenario è di più probabile attuazione, rispetto al secondo. E potrebbe anche vincere le resistenze della Turchia e degli Arabi Sauditi.

Abbiamo dunque visto i tre possibili scenari per Mosul. E’ evidente come su questo palcoscenico su muovano svariati attori, ognuno con una sua parte, ognuno con una sua idea di come recitare, ognuno con una sua idea delle possibilità di riuscita. Sono attori regionali, nazionali ed internazionali. Essi saranno, inevitabilmente, sul proscenio nel momento in cui, per Mosul, verrà il momento della svolta.

La cosa più importate è che, Mosul, ed il suo futuro prossimo non saranno legate a tattiche di provenienza straniera perchè la voce e l’ultima parola sarà quella dei cittadini iracheni che hanno tutto il diritto di dire la loro sul destino di Mosul.

di Sebastiano Lo Monaco

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