Morti sul lavoro, 599 decessi da gennaio a luglio

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Le morti sul lavoro, definite anche morti silenziose, fanno rumore solo quando escono accompagnate dai numeri e questa volta sono numeri che dovrebbero far gridare di rabbia. È ingiusto vedere uscire di casa una persona cara e non vederla più ritornare perché magari gli estintori non sono stati mai revisionati, o per le mancate misure di sicurezza nei tanti cantieri sparsi in giro per l’Italia.

Il numero che dovrebbe far balzare agli onori della cronaca il fenomeno è 599; sono 599 le persone morte in ambito lavorativo da gennaio a luglio del 2019 (181 giorni). Siamo dinnanzi a numeri che si possono riscontrare in un conflitto armato, invece sono numeri che si trovano in Italia, in una delle nazioni più avanzate al mondo, sulla carta.

Morti sul lavoro, numeri da conflitto armato

Il numero 599 lo mostra l’Inail che lo ha comparato con lo stesso periodo del 2018 constatando che vi è un incremento del 2% nel periodo che va da Gennaio a Luglio del 2019. I decessi aumentano al centro Italia passando da 110 a 120, al Sud da 119 a 134 e sulle Isole da 46 a 58. Le morti sul lavoro diminuiscono invece in quel nord evoluto e produttivo, soprattutto nel nord-ovest dove si passa da 157 a 134 e nel nord-est dove da 157 a 134. Le differenze maggiori sono riscontrate in Puglia con +16 decessi e il Veneto con -17 decessi.

Rispetto alle fasce di età, aumentano le morti di persone tra i 45 e i 54 anni (+43 casi) e tra i 20 e i 34 (+19). Muoiono più uomini (da 527 a 548) e meno donne (da 60 a 51). Più lavoratori comunitari (da 29 a 40) ed extracomunitari (da 64 a 71) e meno italiani (da 494 a 488).

Inail diffonde dati sulle malattie professionali

L’Inail ha poi diffuso i dati sulle malattie professionali: sono state presentate 378,671 denunce entro la fine di luglio con un dato che non si discosta rispetto a quello del 2018, con una flessione di appena lo 0,02%. Diminuiscono le persone che si fanno male sul posto di lavoro ma aumentano quelle che subiscono un infortunio in itinere, ossia nel tragitto tra casa e lavoro. Sono state presentate 38.501 denunce di malattia professionale con un incremento del 2,7% rispetto al 2018. Rispetto alle fasce di età, aumentano le morti di persone tra i 45 e i 54 anni (+43 casi) e tra i 20 e i 34 (+19). Muoiono più uomini (da 527 a 548) e meno donne (da 60 a 51). Più lavoratori comunitari (da 29 a 40) ed extracomunitari (da 64 a 71) e meno italiani (da 494 a 488).

Sono numeri terrificanti, ammantati da quella definizione nefasta di “Morti Bianche”, ma di bianco non c’è proprio nulla. Se parlassimo di un serial killer potremmo tranquillamente adoperare il termine “modus operandi” e forse è proprio di un serial killer che si dovrebbe parlare, un killer che indossa gli abiti del menefreghismo degli imprenditori e della politica. Un connubio di criminalità inscindibile che si nutre della disperazione di chi ha necessità di lavorare, accettando condizioni miserabili e mettendo a rischio la propria vita ed il sostentamento dei propri cari.

di Sebastiano Lo Monaco

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