Missili dal Caspio e offensiva di terra, inizia la resa dei conti in Siria

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di Salvo Ardizzone

Dopo una settimana di martellamento sui centri di comando e comunicazione, depositi di carburante e munizioni, autoparchi di veicoli di combattimento e trasporto, è partita una vasta offensiva di terra delle forze siriane nella zona a nord di Hama, allo scopo di isolarla da Idlib spezzando il fronte dei “ribelli”. L’obiettivo è smantellare le zone conquistate nel nord del Paese, mettendo in sicurezza la strategica area costiera e le linee di comunicazione con il Sud.

Comincia così la seconda fase dell’operazione iniziata il 30 settembre scorso con il via dei raid aerei; colpiti i rifornimenti e le infrastrutture (rapporti del Ministero della Difesa di Mosca parlano di 112 obiettivi “neutralizzati” solo dell’Isis) e indebolita la potenzialità offensiva dei terroristi (si parla di un 40%), con la copertura degli aerei d’attacco al suolo, sono partite le fanterie appoggiate da specialisti russi ed iraniani.

Nel frattempo, mentre i cacciabombardieri pesanti continuano la loro missione nelle altre zone della Siria, quattro unità della Flotta russa del Mar Caspio hanno lanciato 26 missili da crociera che, dopo aver viaggiato per 1.500 chilometri nello spazio aereo iraniano, iracheno e siriano, hanno colpito e distrutto obiettivi dell’Isis, anche in questo caso centri di comando, depositi, arsenali ed autoparchi.

È un’ulteriore accelerazione degli eventi che stanno evolvendo sempre più rapidamente verso la totale disfatta di “ribelli” e Daesh.

Il lancio di quei missili mostra che in Siria, Putin intende dispiegare tutto il potenziale necessario a risolvere in breve tempo la situazione, smascherando coi fatti l’ipocrisia e la mala fede della cosiddetta coalizione a guida Usa che, malgrado abbia a disposizione mezzi immensi, da oltre un anno si limita a bombardare il deserto o poco più.

Ultima notazione: la consapevolezza della disfatta dei “ribelli”, che già stanno abbandonando le posizioni a centinaia, sta facendo saltare i nervi a chi aveva contato su di loro per spartirsi la Siria, Erdogan in testa. Col pieno appoggio di media addomesticati, o nel migliore dei casi colpevolmente disinformati, cominciano a volare minacce e vengono imbastite provocazioni che favoleggiano di stragi di civili nei bombardamenti, violazioni dello spazio aereo turco e pericoli di coinvolgimento della Nato.

Mosca ha già dato tutta la sua piena disponibilità a collaborare con chi i terroristi vuole affrontarli, tutti però, e seriamente, senza farsi coinvolgere nelle spudorate pantomime di chi da anni li aiuta in tutti i modi e poi fa finta di combatterli.

Ormai è cominciato l’ultimo atto che porrà fine all’aggressione di Popoli e Nazioni e farà nascere un nuovo Medio Oriente.

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