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Minniti vola a Bengasi e tratta con Haftar

Salvo Ardizzone on 7 settembre 2017 - 05:02 in Africa, Primo Piano

La settimana scorsa, il ministro dell’Interno Minniti è volato a Bengasi per un incontro riservato col generale Haftar; la notizia del summit è stata data solo martedì dal portale libico Al Wasat. È la prima volta che un esponente del Governo italiano s’incontra col Generale; sinora i contatti, che ci sono stati e fitti, erano stati tenuti dall’Intelligence italiana.

La visita di Minniti, che giunge dopo gli incontri che Haftar ha avuto col ministro degli Esteri francese Le Drian e quello del Regno Unito Johnson, va letta come la volontà di Roma di stringere le relazioni con quello che emerge come l’uomo forte in Libia, dopo aver puntato per molto tempo esclusivamente sul premier del Governo di Unità Nazionale Al-Sarraj.

Minniti ha lavorato molto a questo incontro; secondo fonti locali i colloqui sono durati oltre tre ore in un’atmosfera definita assai cordiale, ed hanno spaziato dal tema dei migranti e del controllo dei confini meridionali, alla frammentazione e al caos che domina il Paese.

Il summit (e l’atmosfera rilassata fra Minniti e il Generale) è strettamente correlato con il ritorno dell’Ambasciatore italiano al Cairo; Al-Sisi è il principale protettore di Haftar che combatte le diramazioni della Fratellanza Musulmana che appoggiano il Governo di Al-Serraj, e soprattutto è il garante dei voraci interessi egiziani sul petrolio e il gas della Cirenaica (per intenderci, controllato in larga parte dall’Eni). In poche parole, l’Italia (e appunto l’Eni) non poteva più permettersi di abbandonare le risorse della Libia ai Francesi e agli egiziani; una considerazione forse cinica, ma pragmatica.

D’altronde, lo strenuo appoggio sin qui dato da Roma ad Al-Serraj, divenuto premier riconosciuto dall’Onu a seguito agli accordi di Skhirat (Marocco) fortemente voluti dall’Italia, aveva suscitato crescente malumore in Cirenaica e soprattutto nell’entourage del Generale che si vedeva snobbato.

L’iniziativa di Macron, col suo summit Haftar-Serraj del 25 luglio scorso a Parigi, era stata correttamente vista a Roma come il tentativo della Francia di prendere in mano la situazione, rendendosi centrale nella crisi libica.

Tuttavia, il lavoro compiuto da Minniti con le municipalità e tribù libiche ha avuto un successo insperato nel frenare i flussi migratori, considerato il primo dei problemi in Italia ed Europa, tanto che al summit di Parigi dl 28 agosto fra Italia, Germania, Spagna e appunto Francia, presenti i premier di Ciad, Niger e lo stesso Al-Serraj, Macron è stato costretto a sostenere le mosse italiane.

In buona sostanza, l’iniziativa di Minniti intende coinvolgere un interlocutore ormai ineludibile in terra libica, considerato che Al-Serraj, malgrado l’appoggio di facciata di una comunità internazionale che nei fatti segue solo i propri interessi, dipende dal sostegno della città libera di Misurata e dalla cupola costituita dai vari signori della guerra tripolini (null’altro che mafiosi che controllano le attività della Capitale e dei dintorni), ben poca cosa.

Nel frattempo, come detto, la rete intessuta da Minniti comincia a produrre i primi effetti, ma assai più che gli accordi sottoscritti a luglio con Al-Serraj (estensione di Mare Sicuro, appoggio alla Guardia Costiera libica, etc.) a funzionare sono state le intese strette direttamente con alcune milizie che controllano la costa ad occidente di Tripoli, l’area principale da cui partono i migranti. In pratica Roma sta pagando profumatamente alcune bande perché cambino mestiere, cessando di collaborare con i trafficanti d’esseri umani (o di esserlo esse stesse) e divenendo i vigilantes di quelle coste.

Il Governo italiano e lo stesso Minniti hanno smentito questa ipotesi che tuttavia in Libia è il segreto di Pulcinella; una cinica decisione per fermare una marea che non si sapeva/voleva come governare. Una marea che, sia pur trattenuta, stagna sulle coste libiche in condizioni inumane in attesa di trovare nuovi sbocchi, ed in attesa che nuovi accordi con gli Stati del Sahel la fermino sempre più lontana dagli occhi (e dalla cinica ipocrisia) dell’Europa.

In ogni caso, l’incontro fra Minniti ed Haftar rimette in gioco l’Italia nella crisi libica, tutelando interessi che, piaccia o no, sarebbe per essa disastroso abbandonare ad altri, per prime quelle risorse energetiche per le quali nel 2011 Francia e Inghilterra, con l’aiuto Usa, scatenarono il caos che dura ancora.

di Salvo Ardizzone

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