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Migranti: Italia pronta ad opzione nucleare

Salvo Ardizzone on 22 luglio 2017 - 04:32 in Cronaca, Primo Piano

Secondo il quotidiano britannico Times l’Italia sarebbe pronta all’adozione della cosiddetta opzione nucleare per porre un argine al problema dei migranti.

La misura consisterebbe nel rilascio di 200mila visti temporanei ai migranti sbarcati sulle nostre coste, validi per la libera circolazione in tutto il territorio dell’Unione Europea. A quanto pare, la decisione sarebbe la diretta conseguenza dell’ennesimo rifiuto dei partner europei circa una parziale accoglienza dei richiedenti asilo già ospiti nei centri italiani.

Secondo il Vice Ministro degli Esteri Mario Giro ed il senatore PD Luigi Manconi, Presidente della Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani, si tratta di un’ipotesi che verrà esaminata come proficuo strumento di persuasione e non già di minaccia.

Un provvedimento che richiama la Direttiva 2001/55/CE del Consiglio dell’Unione Europea, del 20 luglio 2001, contenente le “norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell’equilibrio degli sforzi tra gli stati membri che ricevono sfollati e subiscono le conseguenze dell’accoglienza degli stessi”.

Essa fu scritta dopo il conflitto nei Balcani per cercare di arginare e regolare l’andamento eccezionale del flusso di migranti del periodo e, nell’attuale scenario, si pone come alternativa “meno illegale” al paventato blocco dei porti.

Il Vice Ministro parla apertamente di una via quasi obbligata che faccia acquisire all’Italia il potere negoziale necessario a far sì che gli altri Stati membri prendano finalmente coscienza del problema.

Un problema accentuato sicuramente dalla cattiva gestione della nostra politica, che con leggerezza, pressapochismo e con più di un’ombra circa la tutela di interessi non proprio trasparenti, ha vincolato il nostro Paese a farsi carico in maniera quasi esclusiva dei flussi di migranti nell’area del Mediterraneo.

Questa ultima presa di posizione del nostro Esecutivo arriva al culmine di un periodo di tensioni, malintesi e disordini che ci danno più di un concreto segnale della misura colma.

In provincia di Messina diversi sindaci del comprensorio con in testa il primo cittadino di Castell’Umberto hanno da qualche giorno intrapreso una dura protesta contro la decisione della Prefettura di Messina, con la quale si è decisa l’ospitalità di 50 migranti in un ex-albergo alle porte di Sinagra nell’area dei Nebrodi.

Si arriva alle barricate e alle cordate di sindaci e cittadini, per impedire un’ospitalità che oramai viene percepita come imposizione di ordini superiori, veicolati da interessi e movimenti nebulosi, che avvolgono lo scopo umanitario fino a nasconderlo e renderlo invisibile agli occhi esasperati ed impauriti del cittadino comune.

Il fatto che queste barricate si alzino in terra di Sicilia, che nell’ospitalità e nella solidarietà ha conservato nei secoli due delle sue ataviche virtù, è indicativo dell’esigenza oramai matura di una seria regolamentazione del fenomeno.

Nel frattempo si attende una sentenza della Corte di Giustizia Europea, che potrebbe addirittura ribaltare l’applicazione dell’art.13 del trattato di Dublino, il quale prevede che la responsabilità dell’asilo ricada sul Paese del primo sbarco. Questa è l’interpretazione largamente applicata, che non sembra tener conto di un particolare rilevante: tale responsabilità sussiste solo in caso di ingresso illegittimo. La Corte nell’affrontare il caso di due richiedenti asilo, si è già orientata verso un’interpretazione che sembra escludere la possibilità che tali tipi di ingresso possano considerarsi illegittimi. Se dovesse passare questa linea, l’Italia avrebbe pienamente ragione e tutti gli sbarchi avvenuti negli hotspot dovrebbero considerarsi senz’altro legittimi.

Il Governo italiano sembra fiducioso sull’esito giurisprudenziale della questione, ma la concreta realizzazione di un’intesa comunitaria sul problema migranti appare molto distante.

Basti pensare alle recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz, che, durante un incontro a Vienna con il suo omologo italiano Angelino Alfano, ha minacciato di chiudere il Brennero se l’Italia continua a traghettare i migranti verso la terraferma. La pretesa è semplice e sconcertante: tenerli confinati a Lampedusa, come in una sorta di campo di concentramento.

“Parole da naziskin e non da rappresentante delle istituzioni di un Paese della Comunità Europea” ha dichiarato il sindaco di Lampedusa Totò Martello. Secondo il titolare della Farnesina si tratta chiaramente di idee per la campagna elettorale austriaca.

Sta di fatto che si registra da più parti una tendenza di chiusura dei propri confini nazionali, in totale sfregio a convenzioni e trattati. Rintanarsi all’interno delle proprie mura, come facevano i popoli al tempo della Morte Nera, riporta indietro il nostro continente di secoli.  I secoli bui della paura e del sonno della ragione.

di Massimo Caruso

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