Il Messico tra muro e contraddizioni

Carovana madri dei migranti Carovana madri dei migranti, Messico 2016
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Il muro tra Usa e Messico è stato uno dei principali argomenti di dibattito, prima e dopo l’elezione di Donald Trump come nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Usato come mera propaganda elettorale, da entrambe le parti in competizione, ha creato indignazione e sgomento su buona parte dell’opinione pubblica internazionale. Una barriera di separazione tra questi due Stati, però, esiste già dal 1994. Barriera costruita sotto la spinta democratica dell’allora presidente Usa Bill Clinton e, ironia della sorte, usata da Hillary Clinton come parte della sua campagna elettorale contro il rivale Donald Trump. La barriera di separazione si articola in tre punti principali, al confine con la California (operazione Gatekeeper), al confine con il Texas (operazione Hot the Line) e con l’Arizona (operazione Safeguard).

Per protestare contro questa barriera e contro le politiche migratorie attuate dagli Stati Uniti da almeno due decenni, è nata una carovana di madri e familiari dei migranti scomparsi lungo il viaggio. L’iniziativa si ripete già da diversi anni e quest’anno la carovana è arrivata a Città del Messico il 3 dicembre, con una sola richiesta: “puentes sì, muros no”.

La politica migratoria del Messico:

Barriera di separazione tra Messico e Usa
Barriera di separazione tra Messico e Usa

“La politica di immigrazione messicana è subordinata alla politica di sicurezza degli Stati Uniti. È una contraddizione perché il Messico chiede diritti per i migranti messicani presenti negli Stati Uniti ma non garantisce diritti né riconoscimenti per chi transita per il Messico”- racconta uno degli operatori di Voces Mesoamericanas, associazione che si occupa dell’organizzazione e articolazione dei migranti, in particolare coloro che provengono dalle comunità indigene.

“Esiste una logica di sicurezza interna agli Usa che prevede che il Messico costituisca un primo filtro di smistamento per tutti i migranti dal centro America”. Ed è proprio in Messico che si verificano le principali violazioni dei diritti umani dei migranti, la maggior parte dei quali costretti a viaggiare sul treno chiamato “La Bestia” e gestito dai Narcos locali.

Molti migranti muoiono in questa impresa, altri spariscono in un limbo di disperazione, mentre l’evoluto Occidente discute ancora sulla necessità o meno dell’ennesimo muro. Muro, peraltro, già esistente.

di Irene Masala

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