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Malta: groviglio d’intrighi dietro l’assassinio Galizia

Salvo Ardizzone on 14 novembre 2017 - 05:02 in Attualità, Primo Piano

Malta è al centro di speculazioni finanziarie, criminalità organizzata e spionaggio; la sua posizione la rende strategica per gli equilibri militari e geostrategici del Mediterraneo; tutto ciò costituisce il groviglio d’interessi internazionali che sono dietro l’omicidio di Daphne Caruana Galizia.

Divenuta blogger per il boicottaggio dei media tradizionali (teneva il blog Running Commentary) che non intendevano sposare le sue battaglie contro la corruzione, dava voce alle contraddizioni di un’economia opulenta grazie ai proventi di operazioni inconfessabili e crimine organizzato.

Il Pil maltese, 10 Mld di euro, è un’inezia rispetto alla massa enorme delle speculazioni finanziarie basate sull’Isola; con la disoccupazione ai minimi e una crescita doppia a quella dell’Europa, Malta è nei fatti un paradiso finanziario al centro del Mediterraneo. Ma la fiducia internazionale, un tempo alle stelle, negli ultimi anni era precipitata per la scarsa (diciamo nulla) trasparenza finanziaria, secondo l’antica legge per la quale l’economia malata scaccia quella buona; ad esser preso di mira è anche il suo sistema fiscale, definito un buco nero dagli esperti, tanto da far promettere al Governo un intervento entro il 2021 (se mai avverrà).

Una situazione complessiva in netto peggioramento, di cui la vendita di passaporti a chi investe a Malta è solo uno degli aspetti, che tuttavia ha fruttato allo Stato centinaia di milioni e ad almeno 900 soggetti extraeuropei una nuova cittadinanza e la possibilità di muoversi ed operare a piacimento nell’area Schengen.

Caruana Galizia indagava su questi fronti, e sulle commistioni di laburisti e socialisti (le tradizionali formazioni politiche maltesi che si spartiscono da sempre il potere) con quanto accadeva sia nei palazzi della finanza che nelle installazioni portuali. Nei fatti, Malta è divenuto un paradiso per il crimine organizzato, quello dei grandi traffici che muove somme immense; ad esso l’Isola offre tutte le opportunità d’impiantare business e riciclarne i proventi nella massima discrezione.

La giornalista aveva collaborato ai Malta Files, la derivazione dei Panama Papers; con quei documenti la Ue avrebbe dovuto interrogarsi su cosa stesse accadendo in un Paese membro, ma ha preferito voltarsi dall’altra parte, come sempre dinanzi a una scelta scomoda che avrebbe toccato troppi interessi.

Per entrare nel concreto bastano un paio di esempi: il rapporto Europol 2017, che cita l’infiltrazione della ‘Ndrangheta nei casinò maltesi con un giro di riciclaggio stimato in almeno 2 Mld; l’inchiesta Aemilia, sull’infiltrazione della criminalità organizzata in Nord Italia. Grazie a passaporti diplomatici comprati, dimostrate complicità di funzionari e una legislazione compiacente, Malta è la base dei più svariati traffici criminali, da quello di esseri umani alle armi, dalla droga alle sigarette, a quello di carburante.

Fra le 42 (!) piste seguite dagli inquirenti maltesi per scoprire gli autori dell’omicidio Galizia, quella più accreditata conduce al traffico di petrolio libico; un business che lega la famiglia mafiosa dei Santapaola alle milizie di Zawara, in Libia, gruppi dediti al traffico d’armi e di esseri umani riconducibili al al-Fajr, sigla ombrello di organizzazioni vicine alla Fratellanza Musulmana che appoggia il governo di al-Serraj.

Giusto due giorni prima dell’omicidio, l’operazione Dirty Oil della Procura di Catania aveva troncato i traffici di petrolio che partivano dalla Libia per finire nelle reti di distribuzione siciliane e del resto d’Europa. A capo del sistema c’era Ben Khalifa, già condannato ai tempi di Gheddafi come trafficante internazionale di droga, evaso durante la guerra civile e divenuto capo di una milizia che aveva il controllo del porto di Zuwara, e “uomo d’affari” con compagnie di navigazione registrate a Malta. A fare da trait d’union fra “imprenditori” libici e siciliani erano i fratelli maltesi Darren e Gordon Debono, attualmente entrambi arrestati.

Secondo le inchieste di Galizia, buona parte dei proventi, si parla di centinaia di milioni di dollari, stavano per essere investiti a Malta in speculazioni immobiliari turistiche e nella riqualificazione del porto di La Valletta; la giornalista aveva già fatto notare sul suo blog come sei personalità maltesi coinvolte a diverso titolo in Dirty Oil fossero state uccise con sei esplosioni.

Ma non c’è solo crimine organizzato e corruzione a rendere irrespirabile l’aria a Malta; le crisi che stanno attraversando l’area mediterranea e lo scontro geopolitico in atto che sta ribaltando antichi equilibri consolidati, ha portato i Servizi di mezzo mondo a fare dell’Isola un campo di battaglia. Valga per tutti un “incidente” verificatosi il 24 ottobre del 2016, quando un aereo appena decollato dall’aeroporto di Malta è precipitato con i 5 agenti della Dgse (l’Intelligence francese) che aveva a bordo; ovviamente non ci sono stati superstiti e l’episodio è stato subito attribuito a guasto tecnico prima ancora che un’indagine potesse essere svolta.

Malta non è nella Nato, la cacciò negli anni Settanta; nel 1984 il premier Dom Mintoff concesse alla Flotta dell’Unione Sovietica di potersi rifornire nei porti maltesi, da allora la Marina Russa in caso di necessità ha avuto la facoltà d’attraccare nell’Isola. Ma nell’ottobre del 2016 (ancora quel periodo), quando la Task Force della portaerei Kuznetsov stava attraversando il Mediterraneo diretta in Siria, il Governo Muscat ha negato l’accesso ai porti.

In realtà, secondo molti osservatori, non si è trattato di una scelta politica, ma della volontà di Muscat, già assediato dai Panama Papers, di rifarsi una verginità dinanzi alle Cancellerie occidentali, tentando di captare la loro benevolenza per soffocare il dilagare degli scandali.

Malta è un groviglio di corruzione e malaffare, un’Isola in vendita ai potenti del mondo; Daphne Caruana Galizia ha tentato di denunciarlo ma è stata fermata da una carica di Semtex, salutata dal sospiro di sollievo di quanti, establishment maltese in testa, hanno salutato la fine d’una giornalista scomoda.

di Salvo Ardizzone

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