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L’Italia delle sanatorie e degli abusi edilizi

Salvo Ardizzone on 10 agosto 2017 - 04:29 in Cronaca, Primo Piano

L’Italia delle sanatorie e degli abusi edilizi, è questo l’appellativo che meglio la rappresenta; non è sbagliato parlare di piaga, perché di questo si tratta. Secondo i dati in possesso del Cresme, tra costruzioni ex novo e ampliamenti significativi, in Italia si producono un mostruoso numero di case ogni anno; il fatto è che una casa abusiva può costare anche la metà di una costruzione in regola, basti pensare che tutta la filiera ha un prezzo ridotto: i materiali acquistati in nero, la manodopera pagata in nero, zero spese alla voce sicurezza del cantiere e soprattutto zero oneri di urbanizzazione.

 

E’ un fenomeno criminale, alla stregua degli incendi dolosi, che devasta le coste ed i luoghi più belli dell’Italia. Non è raro trovare degli scempi sulle rive di un’oasi protetta oppure a ridosso di siti archeologici visitati da migliaia di turisti; ultimo in ordine di tempo un B&B che affaccia dentro le mura degli scavi di Pompei. A farne le spese però non sono solo le coste o siti archeologici ma, ed è il fatto che crea devastazione, anche i letti dei fiumi. Moltissimi quelli cementificati, con costruzioni che lambiscono le sponde dei torrenti.

Succede poi, come a Genova e altre città, che alle prime piogge, divenute ormai dei cataclismi, i torrenti si ingrossano e, inglobati in cementificazioni criminali, esondano trascinando dietro tutto quello che trovano, allagando regolarmente case e palazzi, con il conteggio delle vittime come in guerra.

Per l’Italia delle sanatorie e degli abusi edilizi, tutto si lega a doppio filo alle cave fuorilegge, alla movimentazione terra, al calcestruzzo e alle imprese dei clan. Perché il ciclo illegale del cemento non si limita a costruire dove non si può, ma significa anche appalti truccati, opere dai costi esorbitanti, mazzette, corruzione e speculazioni immobiliari con le carte truccate. Saldi agganci tra malavita e politicanti che lisciano il pelo all’elettore, promettendogli condoni sulle costruzioni effettuate; elettore che non si fa nessun problema a stringere la mano al politicante che lo toglie dai guai, meglio, che si fa complice.

E’ di questi giorni la bocciatura, da parte del Consiglio dei Ministri, della indegna legge blocca demolizioni, bramata fortemente dalla regione Campania e dal suo visir De Luca. Se si è riusciti a fermare questa follia, il rischio è che, all’italiana e sotto il torpore ferragostano, venga approvato il ddl del senatore Falanga; Disegno di Legge che prevede il blocco delle demolizioni, ordinate dalle autorità giudiziarie, anche nelle aree sottoposte a vincolo. Una normativa che farebbe brindare la criminalità, che specialmente nel Sud controlla il ciclo del cemento.

Il secondo spauracchio è la legge urbanistica della Sardegna: approvata dalla giunta a marzo ma ancora all’esame della commissione regionale del territorio, è una legge che autorizzerà nuovo cemento per 3 milioni di metri cubi sulle coste sarde per strutture turistico-ricettive, multi proprietà e nuove lottizzazioni. Il tutto in barba alle bellezze della terra sarda.

Magari tutto questo serve ad indignarsi per qualche minuto, poi arriverà il turno delle elezioni e allora toccherà al politicante andare in contro alle esigenze dell’elettorato. Un elettorato pronto a imprecare per gli scandali sui media, ma ben felice di “sistemare” i propri interessi grazie alla “politica” che critica a più non posso. Si, l’Italia delle sanatorie e degli abusi è questa.

di Sebastiano Lo Monaco

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