Limbadi, la Chiesa non ricorda le vittime di mafia

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La Chiesa è un luogo di culto, non un luogo dove si possono eseguire concerti in memoria di una persona uccisa dalla mafia. Questa sarebbe la motivazione con la quale Don Ottavio Scrugli, parroco unico delle tre Chiese di Limbadi, in Calabria, nega l’accoglienza dell’Orchestra giovanile Falcone Borsellino di Catania che avrebbe dovuto esibirsi nella Chiesa Madre di Limbadi in ricordo di Matteo Vinci, vittima di mafia, morto in seguito ad un attentato. Eppure, i giovani musicisti dell’orchestra che porta in maniera inequivocabile i nomi dei pilastri della legalità e dell’anti-mafia in Italia, hanno suonato in tutte le chiese più importanti, fino ad arrivare in Vaticano suonando alla presenza di Papa Francesco, senza alcuna ostilità da parte delle Istituzioni Ecclesiastiche.

Limbadi-mafiaMa Don Ottavio non vuole scegliere da che parte stare, forse non vuole avere un’etichetta addosso di prete anti-mafia. Non ci tiene a emulare l’impegno di Don Puglisi o di Don Diana. Come lui stesso dice, è “un pastore di anime, sta dalla parte della Chiesa”. Ma la Chiesa di Papa Francesco non aveva apertamente condannato le mafie? La direttiva deve essere sfuggita a qualche parroco, specie nel sud Italia.

Era il 9 Aprile del 2018 quando a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, salta in aria un’auto mentre percorre una strada di campagna. Alla guida c’è il quarantaduenne Matteo Vinci, affianco a lui il padre settantenne Francesco. Impossibile per Matteo scampare alla morte: lo scoppio gli frattura le gambe e rende impossibile la sua fuga dalla vettura in fiamme. Il padre riesce ad uscire dal veicolo, nel corpo ha molteplici ferite e ustioni dovute all’incendio, ma quel maledetto giorno vive il dolore più straziante: assiste impotente alla morte di suo figlio. Quando le forze dell’ordine giungono sul luogo, si rendono presto conto che non si tratta di un incidente: sotto l’autovettura era stata collocata una bomba. Un vero e proprio omicidio di stampo mafioso.

Un’esecuzione esemplare che valesse a tutti da monito: alla ‘ndrangheta non si dice di no. Si scoprirà, infatti, che a ordinare l’omicidio sono stati i vicini della famiglia Vinci, appartenenti alla famiglia Mancuso e all’omonimo clan, fra i più influenti nel territorio calabrese e presente anche oltre i confini regionali e nazionali. La colpa della famiglia Vinci è stata quella di non aver ceduto una piccola porzione di terreno, 50 miseri metri quadri, ai propri vicini. Un desiderio inappagato a causa dei ripetuti no di Matteo Vinci e dei suoi genitori, che hanno scatenato una vera e propria azione persecutoria e violenta da parte dei Mancuso, subendo due aggressioni, fino all’attentato che ha ucciso Matteo Vinci.

Per i Mancuso, la morte dell’uomo non era abbastanza: dalle intercettazioni emerge la volontà di uccidere anche la sua famiglia, per “finire il lavoro” iniziato il 9 Aprile 2018. Prontamente, le forze dell’ordine impediscono l’attuazione degli altri omicidi, ponendo in arresto i responsabili dell’agguato. Tutt’oggi i familiari di Matteo vivono scortati e con la paura che il piano di vendetta dei loro persecutori possa essere ancora messo in atto. Nei giorni seguenti all’attentato, la comunità di Limbadi si è stretta attorno alla famiglia di Matteo, ha ribadito il suo no alla ndrangheta, ha mostrato tutta la sua indignazione marciando lungo le strade della città,

Oggi Matteo Vinci è considerato a tutti gli effetti l’ennesima vittima di mafia. Le persone coraggiose come Matteo vanno ricordate da tutta la nazione, ancor più nel territorio che le ha viste nascere, crescere e che ha subito il grave lutto di un uomo per bene ucciso, ancora una volta, per mano della criminalità. Non si può negare il diritto alla memoria, non si deve voltare lo sguardo dall’altra parte. È dovere delle Istituzioni, anche di quelle religiose, prendersi cura della comunità, sostenendo la parte sana dalla società, accogliendo le iniziative che hanno lo scopo di ribadire il no alla criminalità organizzata, a dimostrazione che i cittadini, specie quelli delle zone più a rischio, non sono soli.

Grazie al commissario prefettizio di Limbadi, l’Orchestra giovanile Falcone Borsellino potrà eseguire il concerto in ricordo di Matteo Vinci il 9 Aprile 2019, giorno dell’anniversario dell’attentato, all’interno della sala comunale della città. Tramite collegamento telefonico sarà presente anche Salvatore Borsellino. Il concerto sarà diretto dal Maestro Semaias Botello. L’orchestra suonerà Il Silenzio sul luogo dell’attentato alle 16, ora in cui è esplosa la bomba piazzata sotto l’auto guidata da Matteo Vinci.

di Anna Lisa Maugeri

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