Tentato colpo di Stato in Libia, Tripoli nel caos

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A Tripoli è scontro aperto per il controllo della Libia: la notte di venerdì l’ex premier Ghwell ha tentato un colpo di Stato contro il Governo di Accordo Nazionale (Gan) di Serraj. Le milizie di Alba Libica e parte di quelle di Misurata hanno gettato la Capitale nel caos, fra sparatorie e posti di blocco. Il colpo pare non sia riuscito, ma i golpisti si sono ritirati nella zona intorno all’Hotel Rixos, dove hanno posto la loro base. La situazione resta confusa in uno stallo apparentemente senza vincitori, mentre il premier Serraj è stato segnalato a Tunisi.

LibiaAlla radice di questo nuovo scontro che dilania la Libia, c’è l’insanabile contrasto che oppone le milizie islamiche e quelle di Misurata al generale Haftar, l’uomo di Al-Sisi che controlla di fatto il governo installato a Tobruk. Nell’aprile scorso queste forze avevano accettato di accantonare Ghwell schierandosi per Serraj, sperando che quest’ultimo, forte dell’appoggio promesso dalla comunità internazionale (e nei fatti mai concesso) eliminasse Haftar, unificando la Libia.

Ma Serraj, vedendo da un canto quanto privi di consistenza fossero gli aiuti promessi, e quanto potente stesse diventando Haftar grazie al crescente appoggio di Egitto, Emirati, Francia ed altri Paesi, ha cercato il compromesso con il generale.

Le cose sono precipitate a settembre, quando, mentre le milizie di Misurata si svenavano per schiacciare la resistenza dell’Isis a Sirte, Haftar ha stretto una nuova alleanza con le milizie delle montagne di Zintan, alle spalle di Tripoli (pare che una colonna di un migliaio di armati sia ad una decina di chilometri dalla Capitale).

Le milizie di Misurata si sono sentite usate ed ora minacciate, e si stanno ritirando da Sirte per riprendere il controllo di Tripoli (per inciso: è questo il motivo che ha spinto gli Harrier e i Super Cobra dei Marines che operano dalla Uss Wasp a moltiplicare gli attacchi su Sirte, distruggendo 163 target fra il 7 e il 10 di ottobre, per liquidare le ultime resistenze dei Daesh prima che le milizie si ritirino del tutto).

Il mutato atteggiamento delle milizie di Misurata ha dato l’occasione a Ghwell di tentare il colpo, che pare però non riuscito, e di provare autonomamente a ricucire il dialogo con il capo del governo di Tobruk, al-Thinni, per tagliare fuori Serraj ed il Gan.

In Libia è ormai un inestricabile gioco al massacro di tutti contro tutti, in cui le potenze straniere manovrano con cinismo con l’unico obiettivo di assicurarsi le sue ricchezze energetiche, Egitto e Francia in testa. Della Libia e dei libici, a parte la stucchevole ipocrisia inconcludente, proprio a nessuno importa.

di Salvo Ardizzone

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