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Libia: Roma riapre l’Ambasciata e torna in gioco

Salvo Ardizzone on 11 gennaio 2017 - 04:45 in Africa, Primo Piano

A seguito del viaggio in Libia del ministro degli Interni Minniti, compiuto lunedì, ieri l’ambasciatore Giuseppe Perrone ha presentato le sue credenziali al Governo Serraj e l’Ambasciata a Tripoli riapre con tutti i servizi. Al di là delle apparenze, è un colpo diplomatico che potrebbe far rientrare l’Italia in gioco, dopo che gli ultimi sviluppi l’avevano emarginata.

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In Libia, e in particolare a Tripoli, non è presente neanche l’Onu, e di riaprire le Ambasciate occidentali non se ne parla. Il neoambasciatore Perrone, profondo conoscitore del pasticcio libico e in buoni rapporti con molti degli attuali attori in campo, potrebbe divenire il riferimento naturale di tutte le trattative nel Paese.

Il passo di Roma è un messaggio agli altri Paesi che vogliono inserirsi nella crisi libica (sia occidentali, come Francia e Inghilterra, ma soprattutto Egitto ed anche Russia), che l’Italia ha in Libia solidi rapporti che mancano a chiunque altro. È una dimostrazione di peso nell’unico scenario in cui Roma può permettersela, e vuole dire a chi intende puntare tutto sulla facile pedina del generale Haftar per prendere l’intera posta, che l’Italia sta con l’unico Governo legittimato dall’Onu, quello di Serraj, e che è Haftar a dover trattare per entrarvi.

E a sostenere questa posizione, c’è l’attuale presenza di Roma nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu; se l’Italia saprà giocare con un minimo d’accortezza fra le contrapposte avidità presenti in quell’organismo, le sarà assai semplice mantenere le risoluzioni già adottate, che assicurano a Serraj non certo peso politico (che non ha del tutto), ma la cornice legale per controllare le istituzioni finanziarie e petrolifere in Libia: la Central Bank of Libya, il Fondo sovrano Lia e soprattutto la National Oil Corporation, la compagnia petrolifera di Stato, senza la cui collaborazione la vendita di petrolio e gas libici è poco più che contrabbando.

Inoltre, gli accordi assai discreti che Minniti ha firmato nella sua visita a Tripoli non contano in quanto intesa con l’ectoplasma del Governo Serraj, un’entità di fatto virtuale, ma perché dimostrano un solido rapporto di Roma con le poche istituzioni che esistono ancora in Libia: il Ministero dell’Interno e la Guardia Costiera. Due istituzioni largamente autoreferenziali e sostanzialmente autonome da Serraj, ma che sono due centri di potere (la Guardia Costiera nei fatti coordina e gestisce la tratta dei migranti, e il Ministero degli Interni non è da meno su molti traffici e sulla “protezione” concessa alle installazioni gasiere e petrolifere della Tripolitania).

Con la riapertura dell’Ambasciata a Tripoli, Roma si ripropone al centro del groviglio libico grazie alle sue radicate entrature in tutta l’area (che poi, in larga parte, sono quelle dell’Eni), e si pone come necessario interlocutore di chi la Libia intende spartirsela.

Resta da vedere se, non i funzionari che il fatto loro lo sanno ma il Governo, saprà cogliere l’occasione per tutelare i tanti interessi che l’Italia ha in quel Paese. Visti i disastrosi precedenti è ovvio dubitare.

di Salvo Ardizzone

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