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Libia: accordo a Parigi fra Serraj e Haftar

Salvo Ardizzone on 27 luglio 2017 - 04:23 in Africa, Primo Piano

A Parigi è stata trovata un’intesa sulla Libia; Macron ha trovato un accordo fra il Presidente Al-Serraj ed il generale Haftar. Il documento in 10 punti prevede, fra le altre cose, l’impegno per un cessate il fuoco fra le due parti ed elezioni entro la prossima primavera.

Perché sia chiara la sostanza dell’accordo, si tratta di un’intesa fra chi ha forza e appoggi internazionali (Haftar) e chi può solo vantare il riconoscimento dell’Onu, ben poco nei fatti ma politicamente pesante, e che al momento si regge solo grazie alla protezione politico-mafiosa di alcuni personaggi che a Tripoli e Misurata contano, in parte procurata dalle manovre dell’Italia (Al-Serraj).

Comunque sia, è un notevole successo del Presidente francese e del suo ministro degli Esteri, Le Drian, profondo conoscitore dell’Africa e vero regista dell’intesa, ma dietro di essi si vede l’intervento del presidente egiziano Al-Sisi e del principe ereditario degli Emirati Mohammed bin Zayed, che intendono così ipotecare il futuro della Libia.

Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, è reduce da una lunga serie di successi: la conquista della base aerea di Jufra, essenziale per il futuro controllo del Paese; la definitiva cacciata delle milizie avversarie da Bengasi ed il ritiro dal sud della Libia degli uomini di Misurata, suoi avversari giurati. Adesso, il vertice di La Celle-Saint Claude segna la sua consacrazione internazionale, e dà il via al processo che, con tutta probabilità, lo vedrà vincitore alle elezioni di inizio 2018, data l’assenza di rivali di peso.

L’accordo prevede il cessate il fuoco eccetto che per la lotta al terrorismo, formula che nei fatti concede carta bianca ad Haftar, per il quale chiunque non sia dalla sua parte è un terrorista. Per Al-Serraj è una resa, che lo indebolirà ulteriormente presso i suoi ultimi sostenitori a Tripoli e a Misurata, ma gli dà la speranza di un posto nei futuri assetti della Libia, e puntella la sua debolissima posizione almeno fino alle prossime elezioni.

Nei fatti, il risultato del vertice è la logica conseguenza del sostegno di Egitto, Emirati e Francia, determinati a puntare su Haftar (la sua vittoria a Bengasi è in larga parte frutto dell’impiego delle Special Forces francesi) accanto a cui si è già da tempo posizionata Mosca.

Chi si trova scavalcata è l’Italia, che dopo aver puntato sull’Onu e Al-Serraj, si vede ora sfilate le carte dalle mani (malgrado le ottime possibilità offerte dalle storiche relazioni dell’Eni, che resta a tutt’oggi l’unica Mayor attiva in tutta la Libia) a detrimento dei suoi interessi.

È arcinoto che nel 2011 Sarkozy diede il via ai bombardamenti in base a un piano per deporre Gheddafi e sostituire la Total all’Eni quale Mayor di riferimento per la Libia. Come pure è un fatto che il flusso incontenibile di migranti finisce per impattare sull’Italia e, in mancanza di accordi con interlocutori seri sul territorio, alla lunga sarà impossibile da sostenere.

La definitiva fine dei giochi non è ancora suonata, ci sono diverse incognite aperte sul tappeto, prima fra tutte il destino della moltitudine di milizie che frantumano ciò che fu la Libia, ma vista la convergenza di tutti i giocatori di peso sulla scena (Russia, Francia, Egitto ed Emirati) la partita è ormai segnata. Starebbe all’Italia riuscire ad inserirsi per salvare il salvabile dei suoi tanti interessi. Visti i precedenti è lecito dubitare.

di Salvo Ardizzone

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