Libano, ad un passo dall’inferno

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di Giovanni Sorbello

Manca solo una dichiarazione ufficiale per affermare che in Libano è in atto l’ennesima aggressione militare. Gli scontri armati hanno ormai coinvolto le città di Tripoli, Sidone, la valle della Bekaa e nelle ultime settimane anche la capitale Beirut, dove due razzi sono stati lanciati la scorsa settimana provocando il ferimento di cinque persone.

A Tripoli da settimane si combatte senza esclusioni di colpi tra i quartieri rivali di Bab al-Tabbaneh che sostiene i “ribelli” siriani, e Jabal Mohsen abitato dalla minoranza alawita fedele al legittimo governo siriano e alla resistenza libanese. Nell’ultimo mese gli scontri armati hanno causato la morte di 36 persone e quasi trecento feriti, tra cui molti soldati libanesi.

Continui sono gli attacchi portati dai miliziani salafiti legati al Fronte al Nusra, contro il quartiere di Jabal Mohsen, dove la popolazione vive ormai  nel terrore. Negli ultimi giorni sono stati presi di mira negozi e abitazioni appartenenti a proprietari alawiti; molotov sono state lanciate fuori due negozi di Boulevard Street e Azmi Street nel centro di Tripoli. L’esercito libanese è intervenuto in forze prendendo il controllo dei punti caldi della città, anche se non è mai stato messo nelle condizioni di operare con decisione nei confronti di queste milizie, a causa della complicità di una parte del governo libanese con i “ribelli” siriani.

Altro fronte caldo è la valle della Bekaa, dove cellule salafite legate al Fronte al Nusra si sono infiltrate da diversi mesi e attaccano i villaggi libanesi con lancio di razzi e colpi di mortaio. Domenica notte nel corso di un’imboscata tesa da combattenti di Hezbollah, sono stati uccisi 38 “ribelli” siriani, nel primo confronto armato sul suolo libanese tra il Partito di Dio e mercenari salafiti. Lo scontro a fuoco ha avuto luogo ad Ain al-Jawzeh, a 3 chilometri ad est di Baalbek. La zona è stata spesso utilizzata dai “ribelli” come sito per il lancio di razzi contro città e villaggi libanesi.

Sabato scorso più di una dozzina di razzi sono caduti in diverse zone del Libano orientale, causando il ferimento di diverse persone e ingenti danni materiali.

Anche a Sidone, nel sud del Paese, la situazione è molto tesa tra miliziani salafiti e resistenza libanese. All’alba di ieri un gruppo armato ha sparato contro Sheikh Maher Hammoud, un sostenitore del movimento Hezbollah, mentre si recava a pregare presso la moschea di Njaamam Quds. Hammoud è rimasto gravemente ferito ma non è in pericolo di vita.

In Libano si vive con la consapevolezza di essere solo ad un passo da un conflitto di ampie proporzioni, che coinvolgerà e trascinerà il Paese nel caos e nel terrore. Da oltre un anno ci sono segnali che non lasciano spazio ad equivoci; quali fossero le intenzioni di chi ha scatenato il conflitto in Siria erano chiari a tutti. Il Libano, ma soprattutto Hezbollah, rappresentano l’obiettivo principale e finale da parte di quelle potenze straniere, Stati Uniti, Israele, Qatar ed Arabia Saudita su tutte, che vedono nel partito di Dio la vera minaccia per i loro propositi criminali.

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