Le ritorsioni di Mosca fanno tremare Ankara

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di Salvo Ardizzone

Il 29 gennaio un Sukhoi russo avrebbe violato lo spazio aereo turco; il condizionale è d’obbligo visto che a protestare è il Governo turco e Mosca ha definito l’accusa fantasiosa.

Ankara ha convocato l’Ambasciatore di Mosca ed ha subito tirato in ballo la Nato, sostenendo che la violazione riguarda tutti i Paesi membri, ma l’Alleanza, per bocca del Segretario Generale Stoltenberg, pur deprecando la cosa con parole di circostanza, s’è affrettata a gettar acqua sul fuoco evitando di farsi coinvolgere da Erdogan.

Sia come sia, stavolta le cose sono andate assai diversamente di due mesi fa; intanto quello accusato della violazione non era un attempato Su-24, ma un ben più prestante Su-34 con i missili aria-aria pronti. E poi, gli S-300 ed S-400 basati sulla flotta e nella base aerea di Jableh, presso Latakia, sono capaci di controllare per intero i cieli siriani e quelli turchi addirittura fino a Konya. E infatti gli F-16 di Ankara si sono guardati bene da un intervento che sarebbe equivalso ad un suicidio.

Dinanzi all’ennesima provocazione, e per far capire a tutti che fa sul serio, Mosca ha subito trasferito a Jableh quattro modernissimi Su-35S, caccia da superiorità aerea di generazione 4++ (quanto ci sia di meglio in circolazione ad accezione degli F-22), lasciandoli volutamente fotografare sulle piste.

Dopo l’abbattimento del 24 novembre scorso, Putin è seriamente intenzionato a farla pagare cara ad Erdogan: da allora ha intensificato gli aiuti al Pkk ed alla sua branca siriana, il Pyd; inoltre, Lavrov è stato l’unico a sostenere la partecipazione dei curdi ai colloqui di pace di Vienna, mettendo in mostra tutta l’ambiguità di Washington che ha appoggiato il veto di Ankara, e ponendo le basi per spostarli sotto la propria copertura politica sottraendoli agli Usa. Sul campo, sta letteralmente facendo a pezzi i “ribelli” turcomanni che sono la lunga mano della Turchia; inoltre, sta manovrando per alzare la tensione fra l’Armenia e l’Azerbaigian, spalleggiando la prima e sfidando Ankara a sostenere la seconda.

Ma non basta; con l’’intensificarsi dei combattimenti nell’area a ridosso del confine, sta riversando in Turchia una massa enorme di profughi turcomanni, e quelli, per evidenti ragioni di propaganda e politica interna, Erdogan è costretto ad ospitarli. D’altra parte, con le sanzioni economiche ed il recente aumento del prezzo del gas, le ritorsioni di Mosca sono solo all’inizio.

Putin sa bene che sul campo sta vincendo, che gli “alleati” della Nato si guarderanno bene dal seguire le irresponsabili provocazioni del “sultano”, che la Turchia non può permettersi altri passi falsi pena una lezione devastante. Sa attendere, e non passerà molto prima che veda crollare il suo avversario dopo avergli imposto un prezzo pesantissimo.

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