Le nuove armi “invisibili” violano le leggi internazionali

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di Cristina Amoroso

L’immagine ingenua della scienza come impresa dedicata al benessere dell’umanità cambia radicalmente se si pensa alla presenza massiccia di scienziati impegnati nella ricerca militare.

Negli anni Ottanta si stimava in 600mila il numero degli scienziati dediti alla ricerca militare sui due milioni e più del totale, nei venti anni successivi la percentuale, almeno in Occidente, ha superato il 50 per cento, percentuale che è sicuramente aumentata nel terzo millennio.

L’uso di armi sempre più sofisticate, oggetti usati dall’uomo per offesa o per difesa, determina che nella definizione di guerra vi sia l’annientamento di una popolazione, cioè la sua morte. L’obiettivo organizzativo della guerra è proprio la distruzione della salute e del benessere della popolazione.

Non bastavano le guerre atomiche – bombe basate sulla fissione del plutonio e dell’uranio arricchito nel 1945 contro il Giappone; bombe contenenti uranio impoverito in Kuwait, Iraq nel 1991,  in Bosnia nel 1995, in Jugoslavia nel 1999, in Afghanistan dal 2001– solo per citare le cinque guerre atomiche combattute dagli Usa.

Ora un recente report, pubblicato lunedì scorso da The Guardian, lancia un allarme sulle tecniche avanzate di mimetizzazione militare che potrebbero violare le leggi internazionali che regolano i conflitti armati.

Un alto esperto britannico e vice capo dei servizi legali della British Royal Air Force (Raf), Bill Boothby, ha avvertito che “mantelli di invisibilità” ed altre innovazioni tecnologiche, nelle tecniche di camuffamento dei militari e delle armi usate, possono violare il rispetto delle Convenzioni di Ginevra, progressi tecnologici già in uso sui bombardieri stealth.

Secondo il rapporto, gli scienziati e gli appaltatori militari stanno investendo decine di milioni di dollari nella ricerca, per sviluppare tecnologie atte a generare l’invisibilità efficace attraverso sofisticati “metamateriali” – sostanze ideate per assorbire o piegare le onde luminose e i radar, nel tentativo di nascondere l’avvicinamento di aerei da guerra o truppe.

La relazione afferma inoltre che la Defense Advanced Research Projects Agency degli Stati Uniti (Darpa) è stata tra i finanziatori principali della scienza metamateriale. L’esercito degli Stati Uniti ha rivelato i piani lo scorso anno per testare prototipi di divise metamateriali.

La tecnologia, tuttavia, non è del tutto innovativa, in quanto la Us Air Force ha schierato per la prima volta bombardieri stealth B2 alla fine del 1980 per partecipare agli attacchi aerei sul Kosovo, sull’Afghanistan e sull’Iraq. Il loro profilo sottile, la vernice e deflettori radar-assorbenti sono progettati per renderli quasi invisibili ai radar nemici.

Ai sensi dell’articolo 37 delle Convenzioni di Ginevra del 1949, sono consentiti stratagemmi, come camuffamento, inganni, operazioni simulate e disinformazione. Ma se il camuffamento viene utilizzato per far finta di essere un non combattente e ingannare il nemico, causandone quindi la morte, dichiara Boothby, potrebbe essere fuori legge in virtù della clausola della Convenzione di Ginevra dal titolo “divieto di perfidia”.

Nel libro “Weapons and the Law of Armed Conflict”, un’indagine completa delle tecnologie militari emergenti pubblicate questo mese dalla Oxford University Press, Boothby mette in evidenza  le difficoltà che un ulteriore successo tecnologico potrebbe rappresentare a livello legale.

La pubblicazione considera inoltre le potenziali conseguenze di progressi militari nell’uso delle nanotecnologie, laser, proiettili in espansione, “tecnologie di miglioramento umano” e le armi nello spazio.

“Lo spazio esterno è di fondamentale importanza per numerose funzioni vitali nel mondo moderno. Nel contesto militare, queste includono la guida per le operazioni anti-missili balistici, attacchi di precisione a lungo raggio e missioni di difesa dai missili di terra, intelligence, e attività di comunicazione. Sembra quindi probabile che lo spazio esterno diventerà un punto di riferimento per futuri conflitti”, afferma Boothby.

Solo che non vi è praticamente alcun trattato che regoli i conflitti nello spazio a parte un trattato del 1967, Outer Space Treaty, in cui si afferma che tutti gli usi dello spazio esterno devono essere “in conformità con il diritto internazionale”. In altre parole, qualsiasi guerra nello spazio deve essere condotta come è condotta sulla Terra.

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