Le agenzie umanitarie avvisano: il Clima e la Guerra minacciano il mondo

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di Carla Cacciavillani

La vita delle popolazioni in fuga e non, nelle diverse arie di crisi tra il Medio Oriente e l’Africa è resa ancor più complessa dalla carenza o completa mancanza di cibo e acqua nelle città, nei villaggi e nei campi profughi e del conseguente aggravarsi delle norme igienico-sanitarie.
In Siria e Palestina uno dei maggiori problemi riguarda la gestione delle risorse idriche, ad Aleppo per la prima volta dal 1776 le forniture d’acqua sono state completamente interrotte, l’acqua ha smesso di scorrere non solo nelle aree controllate dal governo ma anche in altre aree, la città attualmente risulta divisa in due sfere di controllo, storicamente la gestione dell’acqua è stata motivo di attriti tra Iraq, Siria e Turchia fondamentale per la fertilità della Mesopotamia e non a caso le dighe di Taqbua a Mosul sono state uno dei principali obbiettivi dell’autoproclamato “Stato Islamico”.

I Palestinesi, soprattutto i residenti a Gaza hanno a disposizione una quantità di acqua potabile tra le più basse al mondo, che va al di sotto della soglia della carenza assoluta.
Ma anche altre milioni di persone si trovano ad affrontare questo problema, gli Stati Uniti e l’America Latina, dal Paraguay al Brasile del sud, sono stati colpiti dall’uragano El Niño, che ha portato con se forti uragani e tempeste tropicali che hanno causato distruzione, sfollati e anche molte vittime; nel Missouri il numero delle vittime ammonta a 13 persone. Nell’America del sud si teme l’emergenza sul fronte sanitario, col diffondersi di epidemie trasmesse dalle zanzare, anche qui si parla di molti sfollati, tra Paraguay e Uruguay ci sono molte organizzazioni umanitarie che distribuiscono acqua, cibo e medicine a chi è rimasto senza casa.

Il numero delle persone costrette a fuggire è esorbitante, quasi 60 milioni, le Nazioni Unite lo descrivono come il peggior disastro ambientale degli ultimi due decenni.
La Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (Fao) aveva avvertito nel marzo scorso che la corrente El Niño sarebbe stata forte e che avrebbe raggiunto il picco nel 2016, ora si stima che la sua forza è superiore a quella degli ultimi diciotto anni. La Fao ha emesso anche un avviso nel quale sostiene che vi è un aumento di febbre in particolare nell’Africa Orientale, questa febbre colpisce gli animali ma può essere letale anche per gli esseri umani.

Agenzie come Oxfam, il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (Pam) e Care International sostengono che le dure condizioni meteorologiche e le guerre hanno aumentato la necessità di assistenza e finanziamento.
Anche l’Africa è stata duramente colpita da El Niño, in Etiopia, ad esempio, il governo stima che su 94 milioni di persone circa il 10,2 per cento avranno bisogno di aiuti umanitari nel 2016 a causa della siccità; anche la Papa Nuova Guinea è stata duramente colpita, El Niño ha provocato gravi danni alle colture e costretto gli agricoltori a mangiare argilla e funghi tossici pur di nutrirsi, operatori medici hanno segnalato un’alta presenza di lebbra e casi sospetti di tifo e colera.

El Niño continuerà ad influenzare sia gli equilibri del Pacifico che dell’Atlantico perché il fenomeno non è periodico ma costante, il cambiamento climatico è stato uno dei principali fattori a far sviluppare con grande intensità questo fenomeno.

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