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Arsenale nucleare Usa in Europa, inutile e insicuro

Salvo Ardizzone on 6 settembre 2017 - 02:15 in Europa, Primo Piano

L’arsenale nucleare Usa in Europa è un costoso rischio inutile: può cadere in mani sbagliate e non può essere impiegato in azione.

L’arsenale nucleare Usa in Europa è costituito da 180 testate, di cui 70 solo in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi). Quale è il rischio che il loro controllo sfugga di mano? E quale è il costo della loro sicurezza? E ha ancora un senso mantenerle attive?

A Washington non si sono mai preoccupati più di tanto per un attacco terroristico; è ovvio: le conseguenze di un eventuale, anche se remoto, attentato riguarderebbero solo l’Europa. Ma dopo il fallito golpe in Turchia (e la base di Incirlik tirata in ballo con le sue 50 testate) la musica è cambiata: cosa accadrebbe se un repentino rivolgimento politico togliesse il controllo degli ordigni agli Usa? Questo si che preoccuperebbe la Casa Bianca, per le ovvie ricadute geopolitiche.

D’altronde, l’utilità di quell’arsenale nucleare è assai limitato: le testate vengono custodite dagli Usa per essere montate sugli aerei degli alleati/sudditi europei in caso di strike nucleare. Ma posto che i Paesi Baltici e dell’Est Europa ne sono (per fortuna) sforniti, ce lo vedreste un Governo olandese, belga o perfino italiano che ordini un attacco nucleare? In realtà si tratta solo di un residuo dei tempi della Guerra Fredda, un simbolo che serve agli Usa per mantenere il proprio dominio sul Continente.

Ma è un simbolo costoso quanto inutile: l’arsenale nucleare è costituito essenzialmente da testate B61, che il Pentagono conta di sostituire con le B61-12 entro il 2020. I nuovi ordigni potranno essere graduati nella potenza , rendendo l’orrore di un conflitto atomico possibile agli occhi dei militari Usa, ma sono più pesanti dei precedenti e per essere impiegati dalla flotta aerea attuale, come quella che ci sarà allora nei Paesi Nato europei, serviranno costosissimi adeguamenti.

Spese che nessuno si sogna di fare perché le nuove difese aeree russe, ma anche cinesi, rendono uno strike in profondità sul territorio nemico un’illusione. E che questo gli Usa lo sappiano assai bene, malgrado le tante attestazioni di fiducia sulle capacità dell’F-35 (debbono pur venderlo), è testimoniato dal fatto che la loro strategia nucleare sarà basata su missili (Lsro) e bombardieri a lungo raggio (i B21) entrambi ancora in fase di progettazione, ma entrambi sistemi d’arma che partiranno dal territorio Usa.

Per questo l’arsenale nucleare stoccato ad Aviano, Ghedi, Incirlik, Kleine Brogel e via dicendo è inutile quanto costoso; è valutato che lo smantellamento delle basi e delle testate farebbe risparmiare almeno 6 Mld di dollari che, nella gran parte, finiscono per ricadere sui Paesi membri della Nato sotto forma di compensazioni definite negli accordi bilaterali sottoscritti con gli Usa (per la cronaca, il contenuto della maggior parte di quelli che legano l’Italia agli Usa sono a tutt’oggi classificati, e nemmeno il Parlamento, che deve approvarne i costi, li conosce).

Sia come sia, il mantenimento dell’arsenale nucleare Usa in Europa costituisce un inutile rischio a un costo esorbitante; null’altro che il residuo del vassallaggio che dura ancora e più che mai. Ma dubitiamo che nell’attuale stato di asservimento del Continente, qualche Governo abbia la consapevolezza ed il coraggio di por fine unilateralmente a quest’assurda sudditanza.

di Salvo Ardizzone

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