La Svezia, primo Paese dell’Unione che intende riconoscere lo Stato palestinese

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di Cristina Amoroso

Il nuovo governo di centro-sinistra svedese intende riconoscere lo Stato di Palestina con una mossa che renderà la Svezia il primo grande Paese europeo a compiere il passo, lo ha annunciato venerdì il primo ministro Stefan Lofven, che ha anche affermato: “Speriamo che tutti i Paesi dell’Unione europea prenderanno la stessa decisione coraggiosa e notevole… in quanto non vi è alcun motivo per non riconoscere lo Stato palestinese”.

Il riconoscimento de facto dello Stato sovrano di Palestina era stato approvato nel 2012 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ma l’Unione europea e la maggior parte dei paesi dell’Ue, devono ancora dare il riconoscimento ufficiale. “Il conflitto tra Israele e Palestina può essere risolto solo con una soluzione a due Stati, negoziato in conformità del diritto internazionale”, ha aggiunto Stefan Lofven durante il suo discorso inaugurale in parlamento.

La mossa è significativa perché viene al centro di una spinta diplomatica palestinese alle Nazioni Unite, per ottenere una risoluzione del Consiglio di sicurezza che fissi il termine di due anni a Israele per porre fine alla sua occupazione dei territori palestinesi e di Gerusalemme Est a partire dal novembre 2016, a seguito del collasso del processo di pace sponsorizzato dagli Usa all’inizio di quest’anno.

Sul fronte britannico, il 13 ottobre, ai parlamentari verrà chiesto di votare una mozione – avanzata dal deputato laburista Grahame Morris – che invita il Regno Unito a riconoscere la Palestina.

L’annuncio svedese è stato dato quando l’Ue, riunita a Washington, ha criticato aspramente l’annuncio della scorsa settimana da parte di Israele dell’approvazione dei progetti per 2.600 nuove unità abitative in un’unica soluzione attraverso la linea verde, appropriandosi ancora una volta delle terre dei palestinesi, che stanno cercando di creare uno Stato indipendente sui territori della Cisgiordania, di Al-Quds e della Striscia di Gaza, e chiedono che Israele si ritiri dai territori palestinesi occupati.

Tel Aviv, tuttavia, che rifiuta di tornare ai confini del 1967 ed è disposta a discutere la questione di Al-Quds, all’annuncio del ministro svedese non poteva fare a meno di manifestare le sue ire. Sabato il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman ha dichiarato che il regime di Tel Aviv avrebbe convocato l’ambasciatore svedese per protestare contro il previsto riconoscimento di Stoccolma dello Stato palestinese. Anche Tzahi Hanegbi, il vice ministro israeliano per gli Affari Esteri, ha censurato l’annuncio di Lofven ed ha affermato che una tale mossa potrebbe ostacolare i cosiddetti colloqui di pace tra israeliani e palestinesi.

Anche gli Stati Uniti hanno reagito all’annuncio e definiscono il riconoscimento di Stoccolma come “prematuro”. “Crediamo che il riconoscimento internazionale di uno Stato palestinese sia prematuro”, ha riferito il portavoce del Dipartimento di Stato Jen Psaki, aggiungendo: “Noi certamente sosteniamo uno Stato palestinese, ma può venire solo attraverso un esito negoziato, risoluzione di questioni relative allo status finale e riconoscimenti reciproci da entrambe le parti”.

A fare eco agli Usa, il servizio diplomatico dell’Ue che ha definito la decisione “altamente dannosa” per gli sforzi tesi alla pace israelo-palestinese, dichiarando che “questo rappresenta un passo avanti estremamente negativo che mina le prospettive di una soluzione a due Stati e pregiudica la questione di Israele verso una soluzione pacifica e negoziata con i palestinesi”.

“Non sono gli Stati Uniti che decidono la nostra politica,” ha ribattuto  il ministro degli Esteri svedese Margot Wallström, aggiungendo che Stoccolma “continuerà il dialogo costruttivo con gli Stati Uniti per spiegare le nostre motivazioni e ragioni” per la decisione.

Certo, l’annuncio è stato accolto con favore da quanti auspicano che un mediatore onesto negli affari internazionali e una voce influente in politica estera – quale è la Svezia – possa spingere altri membri dell’Unione Europea a dare il riconoscimento ufficiale allo Stato Sovrano di Palestina.

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