Forti, un italiano innocente condannato all’ergastolo in Usa

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di Redazione

Enrico Forti detto “Chico” ha 41 anni il 15 giugno del 2000, giorno in cui è stato condannato, dopo un processo sbrigativo, all’ergastolo per aver “provocato dolosamente la morte diDale Pike, figlio di un conoscente di Chico.

Accusato con prove circostanziali, condannato oltre ogni ragionevole dubbio dalla giuria popolare dellaDade county di Miami, dove egli si era trasferito negli anni 90. Enrico Forti conosce Anthony Pike mentre lavora come intermediario immobiliare, gli viene presentato come proprietario di un albergo sull’isola di Ibiza.

Il signor Pike e un suo amico il signor Knott, soggiornano nell’appartamento sottostante quello di Chico, solo successivamente si delinea il profilo di questi individui, entrambi coinvolti in un grande giro di truffe. Il signor Knott risulta essere stato condannato in Germania, la sua nazione d’origine, a sei anni di reclusione per truffe miliardarie; nonostante questo e numerose denunce continua tranquillamente a svolgere la sua “onesta” attività.

L‘ultimo colpo è tentato proprio nei confronti di Chico: l’idea è di vendere l’albergo di Pike, anche se da più di un anno egli non è più il proprietario. È nella trattativa di questo “affare” che entra in scena il figlio di Pike, Dale.

Per due anni Enrico Forti aiuta economicamente sia Dale che Anthony Pike, paga ad entrambi un biglietto aereo per Miami e il 15 febbraio 1998 Forti va a prendere all’aeroporto il figlio dell’amico per ospitarlo nel suo appartamento solo per qualche giorno.

Enrico Forti resta con il ragazzo per pochi minuti, all’incirca mezz’ora poi lo lascia verso le 19 in un parcheggio. Il giorno dopo in un bosco vicino una spiaggia viene rinvenuto il cadavere di Dale Pike, a pochi metri da dove l’uomo l’aveva lasciato.

Morto tra le 20 e le 22, è stato ucciso con due colpi di pistola alla nuca ed è stato denudato completamente. L’accusa per Chico è di essere il mandante dell’omicidio e non l’effettivo esecutore, che si sarebbe sentito ostacolato nell’acquisizione fraudolenta dell’albergo dal giovane Pike.

L’intero processo è incentrato sul concetto che Chico Forti avrebbe voluto approfittarsi di Anthony Pike, descritto come una persona anziana e disabile non in grado di decidere, cosa che non è stata certificata dal tribunale.

Lo stesso Dale Pike in un’email alla fidanzata dice di essere entusiasta nel conoscere Chico che potrebbe aiutarlo nella realizzazione del film al quale stava lavorando da tempo. Non ci sono prove a suo carico. Il movente della truffa è totalmente falso, in quanto non è il condannato che voleva approfittarsi di Pike ma esattamente il contrario, visti anche i precedenti di quest’ultimo.

Nonostante tutti gli indizi a suo carico siano stati cancellati dalla verità e dalle dichiarazioni delle persone coinvolte, dal signor Pike che ha confessato la truffa ai danni di Chico per l’acquisto dell’albergo, alle prove scientifiche analizzate a fondo dalla Dtt.ssa Bruzzone e dichiarate inconsistenti e insufficienti, tutto resta fermo.

L’uomo resta in carcere in attesa che qualcosa si muova e che qualcuno intervenga, sospeso in bilico, costretto a subire il trattamento riservato ai criminali, lui che può dire a gran voce di essere innocente, vittima delle circostanze e di un sistema giudiziario troppo sbrigativo, che non perde tempo nei dubbi ma che tramuta tutto in certezza anche ciò che non c’è.

Ci restano per ora le parole di Chico che scrive dal carcere descrivendo la sua “vita” in carcere: “Dall’ultima lettera che vi ho scritto ci sono stati vari cambi di cella.Tutto fa parte del processo“.

Rendiamo loro la vita impossibile creando tanto sconforto ed ostacolando il processo di adattamento, ha dichiarato un secondino.

“Qui con me c’è anche un detenuto di 86 anni e anche lui riceve lo stesso trattamento, una vergogna! Eppure non possiamo fare nulla (tanto meno voi) perché per coloro che si ribellano, anche solo vociferando il loro malcontento, la rappresaglia è implacabile.

Io cerco di viaggiare sotto il radar. Purtroppo sono alto e mi ricordo una frase di mio padre: “Gli alberi più alti sono quelli che vengono tagliati per primi”.

Fonte: www.ilnumerozero.com

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