La Resistenza palestinese nelle parole del comandante Mounir Maqdah

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Sidone – Ain el-Hilweh, un nome che riporta alla mente gli orrori delle guerra civile libanese e dei devastanti bombardamenti sotto l’occupazione israeliana. Questo campo ha rappresentato da sempre la culla della Resistenza palestinese in Libano. In un milione di mq. vivono oltre 80mila persone, a cui oggi vanno ad aggiungersi gli oltre 15mila profughi palestinesi provenienti dai campi siriani.

E’ il più grande e turbolento campo profughi presente in Libano, numerosi sono gli episodi di violenza e scontri armati tra le opposte fazioni. L’ultimo episodio risale a qualche settimana fa, quando i terroristi del gruppo Badr hanno attaccato militanti di Fatah. Da anni Ain el-Hilweh è base di alcuni gruppi di estremisti salafiti, il cui unico intento è quello di provocare tensioni e divisioni tra le varie fazioni palestinesi. Questi gruppi, finanziati e sostenuti da Paesi stranieri, sono direttamente coinvolti nell’aggressione militare alla Siria. Una delegazione de “Il Faro sul Mondo” ha incontrato nel suo quartier generale, il comandante Mounir Maqdah, leader militare della Resistenza palestinese in Libano. Visitiamo in sua compagnia il campo, dove si fa sempre più evidente la presenza di uomini armati, e iniziamo la nostra intervista.

Quali sono le condizioni generali del campo?

Le condizioni dei rifugiati palestinesi nel Libano sono molto dure. I profughi non godono di nessun diritto civile, e non possono praticare circa settanta professioni. Ancora più difficoltosa è la situazione in cui si trovano i rifugiati siriani, fuggiti dalle violenze in Siria e divisi in 12 campi in Libano. Le condizioni dei profughi provenienti dalla Siria è ancor più disastrosa, non hanno una casa, nè da mangiare e sopravvivono con quel poco che riusciamo a garantirgli noi. Sono stati completamente abbandonati dagli enti internazionali preposti.

Come affrontate il problema degli scontri armati all’interno del campo?

In Libano il problema delle armi purtroppo è molto diffuso. Abbiamo gli stessi problemi di tutti gli altri posti, da Tripoli a Beirut. Noi stiamo cercando di risolverli da tempo in vari modi. Molti di questi scontri a fuoco nascono per motivi personali, e non legati alle organizzazioni. In Libano siamo molto bravi a maneggiare le armi, spesso diventa una necessità.

Quali sono le condizioni sanitarie e scolastiche del campo?

Le condizioni sanitarie in cui versa questo campo sono drammatiche, l’Unrwa (l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati) paga solo il 15% del costo delle spese sanitarie per i rifugiati palestinesi, e non esiste un’assicurazione sanitaria per i palestinesi in Libano. Molti profughi non possono accedere negli ospedali libanesi per mancanza di soldi, ciò è causa di frequenti decessi per mancanza di cure, soprattutto tra i bambini.

Oltre alla sanità anche l’istruzione è un settore molto problematico. Anche in questo caso tutto nasce dalla mancanza di fondi. Considerando che il 70% dei profughi palestinesi è senza lavoro, diventa quasi impossibile mantenere gli studi dei propri figli. L’Unrwa paga solo una minima parte delle spese, insufficiente per permettere ai nostri figli di poter continuare gli studi.

Cosa ne pensa della situazione in Siria e dei profughi palestinesi in fuga verso il Libano?

Ci sono più di 40mila famiglie che stanno partendo dalla Siria per il Libano. In questo campo sono già arrivate oltre duemila famiglie, ci sono condizioni di vita molto difficili.  Nessuno vive in questa nazione per scelta, ma fugge da una situazione di terrore venutasi a creare in Siria, dove i campi palestinesi sono stati attaccati ripetutamente dalle milizie dei “ribelli” siriani. Quello che sta succedendo in Siria è molto  pericoloso. Purtroppo alcuni effetti di questo conflitto si stanno pericolosamente manifestando anche in Libano. Noi vogliamo che il Libano sia una Nazione di pace, e non abbiamo nessun interesse ad entrare in questo conflitto.

Che tipo di rapporti intrattenete con Hezbollah?

Non ci sono rapporti o collaborazioni ufficiali fra la Resistenza palestinese ed Hezbollah, manteniamo solo rapporti politici così come tutte le altre fazioni palestinesi.

Quali prospettive e speranze per il popolo palestinese?

Tra qualche anno lo potrete vedere con i vostri occhi; con l’aiuto di Dio e della Resistenza palestinese tutti i rifugiati faranno ritorno a casa, e Gerusalemme tornerà ad essere la capitale dello Stato palestinese.

di Redazione

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