La nostra vita virtuale e quella maglietta rossa

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di Martina Dei Cas

Credo nella capacità degli uomini di imparare dal passato.
Credo nelle immagini e nella loro capacità di tacere davanti alla forza dirompente della cronaca.
Credo di aver visto almeno cento volte la foto del piccolo Aylan: Aylan sotto le mie amiche che vanno in discoteca; Aylan prima della pubblicità della mia serie tv preferita; Aylan sopra l’ultimo selfie in spiaggia; Aylan tra i bambini che si preparano per tornare a scuola.
Credo di essermi assuefatta alla sua presenza triste e silenziosa e questo mi spaventa.

Credo nel coraggio di chi resta a lottare per la propria terra e nel pragmatismo di chi fugge per mettere al sicuro la famiglia.
Credo che essere nata dalla parte giusta del mare non mi attribuisca il diritto di giudicare le scelte degli altri, ma mi dia il dovere di impegnarmi affinché secoli di sacrifici e civiltà non vadano perduti in una perversa sfida al ribasso.
Credo nel diritto dei padri di mantenere i propri figli e nel diritto dei figli di crescere accanto ai loro padri.
Credo che sia molto difficile mandare rimesse da un Paese dove il lavoro scarseggia.

Credo che migranti economici e rifugiati provengano da situazioni di partenza completamente differenti e necessitino pertanto di programmi di assistenza differenziati.
Credo che sia demenziale tenere in Italia due anni un migrante economico per poi rispedirlo al mittente.
Credo che in Libia non ci sia un governo, ma a quanto mi risulta sia il Bangladesh che la Nigeria hanno un Presidente.
Credo che i vecchi continenti si meritino un vestito nuovo e non una coperta rattoppata sul punto di strapparsi.
Credo che un esercito senza scarpe non possa combattere il terrorismo.

Credo che dare a quei soldati delle scarpe, ai loro dottori una sala operatoria o perlomeno un dispensario e ai loro maestri una lavagna sia molto più dignitoso che fornirgli una bara, un giubbotto salvagente e mezza banana in una stazione infestata di scabbia.
Credo che nonostante le difficoltà dovremmo provarci davvero, così come credo che mi vergognerò profondamente quando i miei figli, accarezzando la foto di Aylan in riva al mare sul loro libro di storia, mi chiederanno: “Mamma, tu dov’eri?”… e io dovrò rispondergli che l’unica cosa che io e il mio Paese abbiamo saputo fare è stato riempire la nostra vita virtuale con quella maglietta rossa.

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