La Libia sempre più nel caos

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di Mauro Indelicato

Nel silenzio quasi totale dei mass media internazionali, la Libia continua a scivolare sempre più nel caos; il paese africano, dopo la fine del regime di Gheddafi nell’Ottobre del 2011, fatica a trovare una stabilità ed una tranquillità interna, del resto così com’era prevedibile vista la delicata conformazione socio–politica.

La violenza questa volta colpisce la capitale Tripoli, in cui un’autobomba ha causato danni ingenti ed alcuni feriti presso l’ambasciata francese. Ancora una rappresentanza diplomatica nel mirino dunque ed ancora, guarda caso, l’ambasciata di uno dei principali sponsor dell’azione militare che dal marzo all’Ottobre 2011 ha contribuito alla fine del gheddafismo.

Al di là dei danni materiali alla struttura e del ferimento di due guardie francesi, resta il fatto che tutto ciò è il segnale di una deriva violenta della crisi libica, in cui evidentemente a poco o nulla sono servite le elezioni di qualche mese fa, annunciate invece, da parte occidentale, come l’ultimo atto della fase di “stabilizzazione” della Libia.

In campo, oltre alla mai sopita resistenza dei fedelissimi di Gheddafi, anche scontri e minacce tra tribù che all’atto della spartizione del nuovo potere libico, sono rimaste ai margini e che adesso cercano di passare al contrattacco anche prendendo di mira le sedi diplomatiche occidentali.

Almeno questa è la ricostruzione che si può fare dell’attentato di ieri contro l’ambasciata transalpina; infatti, non ci sarebbe la mano di Al Quaida dietro, né di gruppi fondamentalisti islamici, più radicati in Cirenaica ed autori dell’attentato al consolato USA di Bengasi in cui morì l’ambasciatore americano lo scorso 11 settembre.

In Tripolitania invece, sono molto attive le varie bande che sperano, tramite la destabilizzazione del Paese, di arrivare ad avere un ruolo nelle contrattazioni sui grossi affare economici su cui in molti hanno messo gli occhi nell’intricato mosaico libico.

Non solo l’ambasciata francese infatti è rimasta nel mirino degli attentatori in questi giorni, ma episodi meno eclatanti sono accaduti in gran parte delle rappresentanze diplomatiche europee, non ultima anche contro il nostro consolato di Bengasi, raggiunto da alcuni colpi di kalashnikov.

Dunque, la Libia, rischia di diventare sempre più ingovernabile e le varie anime che compongono il Paese, difficilmente potranno essere controllate dal nuovo governo di Tripoli; tutto ciò, è un effetto collaterale, ampiamente annunciato a suo tempo, della caduta del regime del rais.

La fine di Gheddafi, ha rappresentato per quello che fino a 3 anni fa era uno degli stati africani più ricchi, la conclusione degli equilibri già di per sé precari e la situazione nei prossimi mesi potrebbe drasticamente peggiorare.

A testimonianza della gravità del fatto, a far visita a Tripoli subito dopo l’attentato, è stato il ministro degli Esteri di Parigi, Laurent Fabius.

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