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La bufala del lavoro in crescita: l’Istat smentisce

Salvo Ardizzone on 3 agosto 2017 - 04:33 in Cronaca, Primo Piano

C’è stata festa nel Partito Democratico  per la bufala del lavoro in crescita; aumentano gli occupati e subito si corre a mettere il cappello sulla notizia, peccato che l’Istat abbia subito spento gli entusiasmi.

Nel mese di giugno il tasso di disoccupazione è sceso all’11,1%, tanto è bastato per far gridare al miracolo un Pd in cerca di ribalta. La prima a sbandierare entusiasmo per la bufala del lavoro in crescita è stata la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi che ha rivendicato: “La disoccupazione scende ancora. Qualcuno può ancora negare il successo del Jobs Act? Avanti.” Nemmeno troppo nascosta la citazione finale, riferita alla nuova fatica letteraria di Matteo Renzi.

Ma a leggere tra le righe i dati dell’Istat ci sarebbe poco o nulla da festeggiare; il tasso di disoccupazione è sceso dello 0,2% rispetto a maggio, quando invece era stato registrato un incremento delle persone in cerca di lavoro. Non è finita: scrive l’Istituto di Statistica che il tasso torna su un livello prossimo a quello di aprile, in altre parole, sul fronte occupazionale in due mesi è calma piatta. Eppure qualcuno ha il coraggio di festeggiare.

Leggendo meglio le tabelle dell’Istat si nota che il tasso di disoccupazione ha subito sì una variazione al ribasso, ma il tutto rimane su livelli che per l’Italia sono del tutto abituali. Secondo la classifica Eurostat, a fare peggio dell’Italia sono Portogallo e Grecia, Stati cuscinetto, disastrati da una crisi senza fine che salvano sempre l’Italia dall’ultimo posto, una riflessione che è stata omessa senza vergogna dal dibattito pubblico.

L’Istat fa anche notare che aumentano gli inattivi, coloro che non hanno un lavoro e che demoralizzati hanno smesso di cercarlo; l’inattività rimane un record tutto italiano, per nulla positivo.

E allora dove sta la festa? Nel Pd non fanno altro che festeggiare i 23 mila occupati in più, occupati che però hanno un contratto a termine. Nei fatti, il calo dei lavoratori indipendenti (-13mila), viene compensato dalla crescita degli occupati a termine (+37mila); per quanto riguarda i lavoratori con contratto stabile, la situazione è nella sostanza invariata. In parole facili: la crescita degli occupati che si è registrata a giugno è dovuta alla spinta di chi ha stipulato un contratto a termine, raggiungendo la quota di 2,69 milioni. E’ il dato più alto dal 1992, ossia dall’anno in cui l’Istat ha iniziato le rilevazioni; dovevamo aspettare il 2017 per salutare il record della precarizzazione. C’è questo dietro la bufala del lavoro in crescita.

D’altronde non migliora la situazione di chi un lavoro ha avuto la fortuna di trovarlo: salari ai limiti della sopravvivenza, vessazioni di vario genere, diritti calpestati; un orizzonte umano che si abbassa sempre di più, si entra nella barbarie dell’oggi ho un lavoro, domani si vede.

L’omologazione del mercato ha compiuto il suo apogeo, con il benestare di una politica che si spella le mani per dei numeri fasulli; una politica seria avrebbe preferito il silenzio e si sarebbe astenuta dall’esultare per un tasso di disoccupazione all’11,1%. Soprattutto se questi politicanti da strapazzo avessero avuto il coraggio di confrontare i dati con il resto d’Europa. Ma sarebbe stato chiedere troppo, meglio festeggiare per la bufala del lavoro in crescita.

di Sebastiano Lo Monaco

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