Italia: Muos ed F-35 dietro la farsa dei Tornado in Iraq

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di Salvo Ardizzone

Le prime pagine dei giornali riportano la notizia che i Tornado italiani, di stanza in Kuwait nell’ambito dell’Operazione Inherent Resolve a guida americana, stanno per essere impiegati in missioni di bombardamento contro l’Isil.

Malgrado il sensazionalismo della notizia, in realtà le cose non stanno così: i 4 Tornado di stanza nella base kuwaitiana di Ahmed al-Jabr hanno una configurazione Isr (Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione); per riconfigurarli in versione “combat” e dotarli laggiù delle armi e del sostegno logistico necessario, occorrono diverse settimane se non mesi. E in ogni caso, con la sovraesposizione mediatica dell’area, non si potrebbe saltare il passaggio parlamentare per il cambiamento della missione.

Ciò che potrebbe avere una qualche rilevanza, invece, è l’aspetto politico della questione: Inherent Resolve è l’Operazione farsa con cui gli Stati Uniti vogliono raccontare al mondo che combattono l’Isis; si sono messi alla testa di una coalizione internazionale sulla carta potentissima, che si limita a volare sul deserto ed a condurre qualche raid svogliato tanto per salvare le apparenze, ma badando bene di non picchiare dove potrebbe fare realmente male.

Il fatto è che l’intervento russo ha cambiato radicalmente la situazione: dinanzi ad un aiuto vero, in Siria come a breve in Iraq, il ruolo quanto meno ambiguo della coalizione sta per venir completamente meno, e con esso quel resto di influenza politica Usa su Baghdad. Di qui la necessità di fingere di far qualcosa almeno in quel teatro (la Siria è altra cosa assai più complessa e, per una volta saggiamente, il Governo italiano s’è rifiutato di operarvi); di qui le pressioni di Washington perché l’Italia cambi almeno la facciata della missione, trasformandola in “combat”.

Di questo si parlerà di certo nella missione del Segretario alla Difesa Ashton Carter, iniziata martedì a Sigonella, il cuore del dispositivo Usa nel Mediterraneo e non solo, per continuare oggi a Roma.

Ma quello dell’impegno italiano in Medio Oriente è un argomento di gran lunga secondario, fumo per i media; due sono i temi realmente importanti per Washington, e che domineranno i colloqui fra Carter e il ministro della Difesa Pinotti: il Muos e il Programma F-35.

Come si sa, a Niscemi (in Sicilia), sorge una delle quattro stazioni terrestri del sistema destinato a mettere in rete tutti gli assetti del Pentagono (il Muos, appunto), garantendo comunicazioni su scala planetaria. La stazione è al centro di una vicenda politico-giudiziaria che al momento ha bloccato il suo pieno avvio. Un’impasse giudicata inammissibile dall’Amministrazione americana, che certamente eserciterà le più forti pressioni perché – come al solito quando sono in ballo i suoi interessi – siano messe da parte leggi, normative ambientali e la salute della popolazione.

Il secondo argomento è quello degli F-35: dopo l’enorme confusione fatta nel passato su questo tema, con impegni negati e imbarazzate dichiarazioni contraddittorie, ufficialmente, al momento, ci sono solo due dati certi: che l’Italia acquisirà fino a un massimo di 38 aerei entro il 2020 e che il piano complessivo del Programma è in corso di esame nell’ambito della Revisione Strategica della Difesa, un modo evidente per spostare nel tempo una risposta chiara.

È ovvio che l’Amministrazione Usa esigerà le più ampie rassicurazioni su una partecipazione assai più corposa al Programma, anche alla luce della Faco (Final Assembly and Check Out) di Cameri, l’impianto dove saranno prodotti gli F-35 italiani, ma soprattutto destinato a servire da polo di manutenzione e supporto a tutti gli altri velivoli acquistati dai Paesi europei. Un affare di enorme portata, strappato dopo una serrata negoziazione con il Governo Usa che ora si vedrebbe gabbato se la partecipazione italiana fosse alla fine così drasticamente ridotta.

Dietro le cortine fumogene della situazione mediorientale, nella quale l’Italia conta zero, è di questi temi che si parlerà. Temi pesanti per Washington e, visti settant’anni di precedenti (e di completo assoggettamento), non crediamo affatto che gli interessi veri del Sistema Italia verranno tenuti nella minima considerazione. In primis dal Governo italiano.

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