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Istat: 100mila nascite in meno in otto anni

Salvo Ardizzone on 5 dicembre 2017 - 05:09 in Cronaca, Primo Piano

Secondo un recente rapporto Istat negli ultimi otto anni in Italia sono nati 100mila bambini in meno rispetto al precedente periodo. Nel 2016 sono stati iscritti all’anagrafe 473.438 bambini, ossia 12 mila in meno rispetto al 2015, i matrimoni invece tendono a crescere.

Secondo Istat ciò dipende da due fattori: numero decrescente di donne italiane in età riproduttiva e diminuita propensione da parte di queste ad avere figli.

Ciò significa che le donne che scelgono di non avere figli sono in aumento rispetto al passato e nemmeno l’unione in matrimonio rappresenta più la garanzia per l’incremento delle nascite, un bambino su tre infatti nasce al di fuori del matrimonio.

Il calo è imputabile soprattutto alle coppie con i genitori entrambi italiani, ma anche le coppie con uno solo o entrambi i genitori stranieri sono coinvolte nella diminuzione delle nascite.

Il fatto è che l’Italia non è un Paese che favorisce le nascite e quelli che sono prospettati come freddi dati statistici da Istat, rappresentano un vero e proprio allarme sociale. Si sta configurando già da tempo una distorsione dei rapporti sociali e familiari che si concretizza in una rassegnata rinuncia al futuro. Un futuro inteso non solo come aspettativa individuale, ma anche e soprattutto come volontà di generare nuova vita.

Una parabola discendente che non dipende da una psicosi collettiva o da un’improvvisa volontà di estinzione; le fondamenta di questa crisi demografica affondano nel melmoso terreno creato dalla crisi economica e dalla sfiducia derivante dall’avvicendarsi di governi inetti ed assolutamente non in grado di tutelare il singolo cittadino ed ancor meno l’istituzione familiare.

Abbiamo più volte assistito, non senza una certa amara ironia, alla promozione governativa di eventi e giornate a favore della famiglia e delle nascite, ma non è dagli eventi di piazza o dai sit-in che può venire la soluzione per arginare questa emorragia demografica.

Innanzitutto senza delle serie politiche in tema di lavoro e sviluppo economico non è nemmeno ipotizzabile una ripresa delle nascite. Le coppie che decidono di sposarsi o convivere debbono quotidianamente fare i conti con disoccupazione, precarietà e totale mancanza di servizi per l’assistenza dell’infanzia. Queste sono frutto di disastrose politiche del lavoro, che, nelle più recenti riforme si sono preoccupate di disciplinare maggiormente le forme di uscita dal mondo del lavoro, ignorando bellamente qualsiasi rimedio che riguardasse assunzioni o incentivazioni ad esse.

I continui tagli a Sanità ed Istruzione completano un quadro disarmante che ci porta a comprendere facilmente le ragioni per le quali le coppie che vivono in Italia hanno deciso di non procreare più come in passato.

Un Paese senza lavoro, ospedali, asili nido e scuole non merita nuove nascite e l’esercito dei 100mila nati in meno rischia concretamente di crescere di anno in anno.

di Massimo Caruso

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