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Israele e la pulizia etnica di Gerusalemme

Irene Masala on 28 novembre 2017 - 02:27 in Palestina, Primo Piano

Israele sta gradualmente spostando decine di cittadini palestinesi dalle aree di Gerusalemme abitate prevalentemente dalla popolazione israeliana. L’obiettivo è quello di realizzare il progetto della “Grande Gerusalemme” per legalizzare e annettere ufficialmente gli insediamenti israeliani situati nella periferia della Città Santa, in cui vivono circa 150mila israeliani. Questo piano prevede inoltre l’annessione della cosiddetta Zona E1 all’insediamento di Ma’ale Adumin.

La Zona E1 è un’area decisiva e importantissima soprattutto per una possibile soluzione a due stati perché rappresenta l’unico corridoio capace di collegare la parte nord della Cisgiordania con quella sud. Con l’annessione della zona E1 si taglia di fatto la continuità territoriale della Cisgiordania e di quello che potrebbe essere il futuro Stato palestinese.

Israele e il piano della “Grande Gerusalemme”

“Chiudere l’unico corridoio che hanno i palestinesi e dividere in due parti la West Bank ha come obiettivo quello di porre l’intera zona sotto l’effettivo controllo di Israele. Così si costringe il traffico palestinese a passare per il territorio israeliano”. Questo quanto dichiarato nell’ormai lontano 2002 da Jeff Halper, coordinatore dell’Ichad (Israeli Committee Against House Demolition). “Non solo: si allontanano i palestinesi della Cisgiordania da Gerusalemme, si isolano i 200.000 palestinesi di Gerusalemme est dal loro potenziale stato e infine si taglia il naturale collegamento tra Gerusalemme e Ramallah. Lo scenario che si delinea è allora quello di uno stato in cui per spostarsi da nord a sud gli abitanti devono chiedere il permesso a Israele”, conclude Halper.

“Israele spera di sbarazzarsi di un terzo della popolazione palestinese di Gerusalemme attraverso mosse legislative”. A lanciare l’allarme è Aviv Tartasky, ricercatore sul campo del gruppo di attivisti israeliani Ir Amim. La costruzione degli insediamenti israeliani ha subito un’accelerata dalla visita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo scorso gennaio.

Israele sta infatti mettendo in atto dure politiche per costringere i palestinesi residente a Gerusalemme Est a trasferirsi dall’altra parte della barriera di separazione. Politiche che spesso sfociano in arresti notturni, demolizioni di case e negazione dei servizi basilari.

di Irene Masala

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