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Israele ammassa carri armati sul confine di Gaza

Redazione on 24 ottobre 2018 - 08:19 in Palestina, Primo Piano

Il regime israeliano ha potenziato la sua presenza militare lungo il confine con la Striscia di Gaza, tra le minacce di una nuova campagna militare su vasta scala. Le forze di occupazione israeliane hanno stazionato circa 60 carri armati e mezzi corazzati in un’area di dispiegamento vicino al confine palestinese, in quella che potrebbe essere la più grande manovra militare dell’entità dal 2014, “Operation Protective Edge“.

GazaNell’ultimo scambio di questa settimana, un missile da Gaza ha colpito la città di Bi’r al-Sab nella Palestina occupata, danneggiando una casa, mentre un altro è caduto in mare. Martedì sera, in una serie di raid aerei di rappresaglia, missili israeliani hanno ucciso un palestinese e ferito diversi altri, bersagliando otto presunti “siti terroristici”.

Tentando di giustificare la sua rapida escalation militare, i funzionari israeliani hanno affermato che il razzo che è caduto in mare è arrivato “pericolosamente vicino” a Tel Aviv. Tuttavia, Hamas non si è assunto alcuna responsabilità per l’attacco missilistico e ha promesso un’indagine.

Oltre alla risposta militare, l’entità sionista ha chiuso due posti di blocco e istituito un limite di tre miglia per le barche da pesca palestinesi. Funzionari palestinesi hanno già descritto Gaza come un “punto di rottura”, riferendosi al blocco israeliano che ha strangolato la vita e gli affari a Gaza.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promesso “un’azione molto forte” in caso di futuri attacchi missilistici, convocando il suo gabinetto di sicurezza. Il ministro della Guerra Avigdor Lieberman ha dato priorità alla forza nel mantenere la pace, ribadendo la sua insistenza per dare un “forte colpo” ad Hamas “anche a costo di passare a uno scontro su vasta scala”.

Israele si prepara ad una nuova aggressione su Gaza

I media israeliani sembrano addolcire la popolazione per un’altra guerra, con titoli che insinuano che un conflitto su vasta scala è inevitabile. Una delegazione egiziana sta tentando di allentare la situazione, parlando con entrambe le parti nella speranza di evitare ulteriori carneficine.

Mentre i funzionari israeliani lamentano la “violenza” di Hamas come la logica del loro blocco economico e la proposta di un’incursione militare, la maggior parte delle violenze negli ultimi mesi proviene dall’entità israeliana, sottoposta a pesanti critiche internazionali per il massacro di civili palestinesi disarmati nel corso della legittima protesta della Grande Marcia del Ritorno. Nel corso della protesta iniziata a marzo, oltre 204 palestinesi sono stati martirizzati e più di 22mila feriti. L’entità sionista ha anche intensificato la demolizione dei villaggi palestinesi per far spazio all’espansione degli insediamenti illegali.

di Giovanni Sorbello

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