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Internet, fake news e la ragnatela della dipendenza

Salvo Ardizzone on 5 aprile 2017 - 04:28 in Cronaca, Primo Piano

Internet, il padreterno della modernità. Un oceano impossibile da recintare, un oceano che invade tutto e tutti; per quanto si provi a rimanerne fuori si finisce sempre per cascarci. La rivoluzione avviene nel 1992, Tim Bernes -Lee immaginò il primo “www”, il primo server e da lì, niente fu più lo stesso.

Internet, fake news e la ragnatela della dipendenza

La rete come la conosciamo adesso è attiva da una quindicina di anni e la tela che ha tessuto ha catturato tutti, volenti o nolenti. Se è vero che un utilizzo sapiente di internet è assolutamente utile e migliora le attività quotidiane, è anche vero che l’utilizzo smodato di questa tecnica ha creato dei mostri, soprattutto nell’ambito della comunicazione e dell’informazione. I webeti sono diventati una legione e quello che una volta era lo scemo del villaggio, adesso è diventato lo scemo a capo del villaggio.

In un mondo dove si è perennemente connessi, dove una notizia fa il giro del mondo nel breve spazio di un clic, a fabbricare notizie false, le fake news che tanto hanno fatto discutere negli ultimi tempi, è semplicissimo; visti anche i controlli fallaci o del tutto assenti.

Internet ha velocizzato tutto ed a farne le spese sono state soprattutto le news; la velocità dell’informazione, il più delle volte, corre accanto alla superficialità delle notizie. Il fenomeno delle notizie false ha attecchito come un virus e riuscire a debellarlo è molto difficoltoso; gli utenti dei social network si limitano, il più delle volte, a leggere il titolo di un articolo senza andare avanti e approfondire la notizia. Tanti non fanno nemmeno questo, commentano un’immagine, estrapolando da lì in senso del testo, o si fidano dei commenti che ci sono sotto.

Molti frequentando internet scatenano i propri preconcetti o pregiudizi, ragionano (si fa per dire) con la pancia; lanciano a briglia sciolta i sentimenti più reconditi come rabbia e razzismo. Provare a riflettere sui contenuti è uno sport estremo che troppi hanno timore a praticare; provare a dialogare con opinioni diverse dalla propria è del tutto inutile, si vomitano sciocchezze e slogan che non portano a nulla se non a svuotare le viscere di un malessere che è lì e lì rimane.

La psicologia ha tentato di rimanere al passo con i tempi e accanto alle dipendenze da droga, negli ultimi anni, sono proliferate le dipendenze da quelle che vengono definite le new addiction; quelle forme di dipendenza in cui non è implicato l’intervento di alcuna sostanza chimica.

L’oggetto della dipendenza, in questo caso, altro non è che un comportamento lecito e socialmente accettato come lo shopping o il controllare compulsivamente il cellulare; rispecchiarsi nei like, pubblicare foto su Instagram. È diventata una dipendenza anche il condividere notizie senza averle approfondite; notizie che ci dicono quello che vogliamo sentirci dire per avere conferma dei nostri preconcetti, in modo da poter dormire sonni tranquilli pensando di aver fatto la buona azione quotidiana.

di Sebastiano Lo Monaco

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