Inquinamento acustico: Europa vittima del rumore

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In Europa quasi un quinto dei suoi cittadini soffre di disturbi sonori direttamente dipendenti dal crescente problema costituito da  inquinamento acustico.

Una recente ricerca di Eurostat ha rivelato infatti che il 17,9% degli europei soffre di tali disturbi. Tra essi il 23,3% nelle aree urbane ed il 10,4% nelle aree rurali. Questi sono i dati relativi all’anno 2016 e per quanto riguarda l’Italia c’è da dire che, rispetto al 2015 il trend è in calo, in quanto la media degli italiani sofferenti di disturbi sonori si attesta al 16,2%, ben al di sotto della media europea dunque. Nel 2015 gli italiani affetti da patologie collegate a inquinamento acustico erano il 18,3%.

Ciò nonostante, durante l’incontro avvenuto a Bruxelles lo scorso 25 gennaio, la Commissione Europea ha dato un ultimatum all’Italia per esortarla ad adeguare le proprie infrastrutture alla direttiva europea sul rumore, la direttiva 2002/49/CE.

Il nostro Paese era già stato messo in mora nell’aprile del 2013, proprio per il non assolvimento delle formalità richieste ai fini dell’adeguamento, ossia la comunicazione di mappe dettagliate che consentano la definizione di una strategia antirumore.

Adesso l’Italia rischia il deferimento alla Corte di Giustizia se, entro due mesi dalla data dell’incontro, non provvederà ad inviare le mappe strategiche richieste alla Commissione Europea. Nello specifico mancano mappe per 17 agglomerati e 22 strade e devono ancora essere approntati piani d’azione per 32 agglomerati, 858 strade e un importante asse ferroviario.

Il decreto legislativo 194/2005 che recepisce la direttiva del 2002, aveva indicato giugno 2007 come termine ultimo per il completamento di una mappa acustica strategica che riguardasse gli agglomerati con più di 250 mila abitanti e giugno 2012 per i restanti agglomerati, con piano di rielaborazione a cadenza quinquennale e con distinzione fra rumore del traffico veicolare, ferroviario e aereo o dell’attività industriale.

Tuttavia si è ben lontani dall’adeguamento e dalla stessa mappatura con grave danno per tutti quei cittadini che si trovano a dover vivere realtà urbane ed extraurbane sempre più simili ad assordanti centrifughe di corpi e coscienze.

È opportuno ricordare che l’ inquinamento acustico rappresenta la seconda causa di decesso, dopo l’inquinamento atmosferico. Abbiamo creato un mondo che ci assorda ed è esso stesso sordo al fabbisogno di silenzio fisiologico all’uomo e al suo equilibrio fisico e psichico.

Basti considerare il dato singolare che è la ridente isola di Malta a detenere il triste primato di Paese più inquinato acusticamente, ovvero dove chi vi risiede lamenta disturbi legati al rumore, con il 26,2% (una persona su quattro circa). A seguire troviamo la Germania (25,1%) e Olanda (24,9%), mentre il Paese più “silenzioso” è risultato essere l’Irlanda (7,9%).

Oramai nessun angolo del pianeta sembra potersi isolare dalle nocive propagazioni sonore ed atmosferiche dovute all’uomo ed al suo illogico modo di condurre la propria esistenza terrena. Semmai logica dovesse essere riscontrata, essa andrebbe sicuramente ricercata in quella del profitto e della produttività ad ogni costo, a costo del benessere e della stessa vita di chi quel profitto e quella produttività ha contribuito a creare e diffondere.

di Massimo Caruso

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