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Incendi in California, 76 vittime e 1300 dispersi

Redazione on 20 novembre 2018 - 01:53 in Cronaca, Primo Piano

In California aumenta il numero delle vittime e dei dispersi a causa degli incendi dalle proporzioni apocalittiche; ad oggi le vittime sono 76 mentre rimane provvisorio quello dei dispersi che sarebbero circa 1300, mentre gli sfollati sono oltre 50mila.

incendi-californiaAnche il presidente americano Trump ha dovuto pronunciarsi su quello che sta succedendo in California e lo ha fatto a malincuore visto che il golden state non ha mai amato il presidente; Trump pur rammaricandosi per il disastro e per le numerose vittime non si è risparmiato dal lanciare strali verso coloro che parlano di riscaldamento globale negando che gli incendi di questi giorni abbiano a che fare con questo fattore.

Donald Trump è arrivato in California sabato, accolto dal governatore Brown e dal neo eletto Newsom, entrambi del partito democratico che in California ha il suo bacino elettorale più corposo dopo lo Stato di New York. Stando al parere del presidente degli Stati Uniti gli incendi che stanno devastando la California non sarebbero causati dal riscaldamento globale, ma da un errata gestione delle foreste.

Stando al parere degli esperti, la gestione delle foreste non ha nulla a che vedere con gli incendi visto che molti dei roghi sono iniziati tra gli arbusti e non nelle foreste come crede Trump; inoltre la gestione delle foreste in California è in gran parte federale visto che il 60% dei 33 milioni di acri dello Stato è di proprietà del governo federale. Ancora una volta Trump si lancia in strepitii che nulla hanno a che fare con la realtà dei fatti, ma che utilizza come clava per colpire tutto ciò che non gli va a genio.

Eppure è proprio questa la stagione degli incendi in California che già negli anni passati è saltata agli onori della cronaca per la distruzione del territorio; a Trump sarebbe bastato leggere il “The New York Times” per evitare di commettere strafalcioni dinnanzi alle telecamere visto che il giornale aveva già in passato analizzato la situazione individuando quattro cause principali, la prima è proprio il clima.

Ed è proprio dal clima che il The New York Times prende spunto visto che ad un incendio serve veramente poco per svilupparsi: piantagioni secche e una scintilla. In California la maggior parte dell’umidità al suolo si accumula nel tardo autunno e durante il periodo invernale, ed evapora progressivamente durante la stagione calda; la vegetazione diventa secca durante l’estate contrassegnata da altissime temperature e con un’esposizione solare prolungata, ed è proprio la vegetazione secca a favorire i grandi incendi.

Il clima californiano è da sempre oggetto di questi fenomeni ma dagli ultimi dati raccolti, negli ultimi decenni la situazione è nettamente peggiorata e l’indiziato principale è il riscaldamento globale; la temperatura media in molte aree della costa occidentale è aumentata notevolmente e di conseguenza sono aumentati i periodi di forti siccità. Dal 1932, anno in cui si è iniziato a tenere registri sugli incendi i maggiori episodi incendiari, ben nove, si sono avuti tutti negli ultimi 18 anni e ben 5 si sono verificati dal 2010 in poi e due nel solo 2018.

Un’altra delle cause prese in considerazione è il fattore umano, la responsabilità personale che oltre ai casi dolosi vede protagonista il menefreghismo o la tragica fatalità come successe lo scorso anno quando uno dei più catastrofici incendi fu causato dalla caduta di tralicci di un elettrodotto, oppure come il caso accaduto quest’anno dove un incendio è stato causato dalle scintille di un camion dopo che gli è esploso uno pneumatico. Un’altra delle cause sono le abitazioni che sono cresciute a dismisura negli ultimi decenni nelle vicinanze di aree boschive.

La terza causa è quella della gestione degli episodi incendiari visto che per molto tempo il modo in cui sono stati gestiti non ha fatto altro che peggiorare le cose; si pensava che la strategia migliore fosse quella di spegnerli il prima possibile mentre la strategia attuale utilizzata dai vigili del fuoco è quella mirata al controllo del perimetro degli incendi in modo che l’espansione venga controllata verso zone meno rischiose per la popolazione attendendo che l’incendio si estingua naturalmente, ma questo consta di un lavoro molto complesso che richiede ottime conoscenze del territorio e del meteo.

Altro fattore è quello dei venti che sferzano la California soprattutto nel periodo autunnale portando aria secca dall’entroterra verso la costa; i periodi di pericolo maggiore sono due, quello che va da giugno a settembre, il secondo che va da ottobre ad aprile, ed è quello nella quale ci si trova adesso e se le piogge non arrivano o tardano ad arrivare, i venti non fanno altro che ridurre l’umidità ed essiccare territori già interessati da grande siccità.

di Sebastiano Lo Monaco

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