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In Italia le banche aumentano insieme ai poveri

Redazione on 30 novembre 2018 - 08:04 in Cronaca, Primo Piano

Sembra paradossale, ma in Italia più aumentano le banche e più aumentano i poveri. Raddoppiano le famiglie italiane che si trovano in una situazione di povertà assoluta, sono circa quattro milioni. I dati sono stati diffusi dall’Ufficio studi della Confcommercio. Il numero di famiglie indigenti in Italia è aumentato di circa il 130% rispetto al 2007, arrivando a sfiorare il 7% della popolazione.

Le famiglie assolutamente indigenti nel 2007 erano oltre 823mila, mentre nel 2014 sono salite a quasi 1,5 milioni. Nel suo studio la Confcommercio mette in luce le differenze tra il nostro Paese e la Germania in termini di pressione fiscale e l’Italia è in testa con il 43,6% del Pil contro il 39,5% dei tedeschi. Un primato che non piace affatto a imprese e famiglie. Questi sono i dati reali, carta canta. Eppure secondo la Bce ci lamentiamo a torto della povertà crescente e dei suicidi che “c’erano anche prima della crisi”. I Paesi del Sud Europa, dice l’infallibile Bce, nascondono le loro immense ricchezze al Nord. Quindi basta con i populismi. Il ragionamento è lungo e articolato ma è sufficiente citare un paio di passaggi sull’Italia per capire come la Bce viva fuori dal mondo. «Ogni giorno in Italia ci sono molti suicidi ma c’erano già prima della crisi». Un attenuante, certo. Ma dell’autorevole parere della Bce, non sanno proprio che farsene quelle famiglie e quei figli rimasti senza un padre disperato per non poter più provvedere con dignità ai gravami familiari e professionali a causa delle tasse imposte, guarda caso, proprio dalla Bce!

La ricchezza mediana delle famiglie italiane, essendo di 173.500 euro, «tre volte quella dei tedeschi», ispira una conseguenza ovvia. Avendo l’Italia un debito pubblico del 130% contro quello tedesco che è all’80%, c’è una sola soluzione perché esca dall’impasse, perché si liberi finalmente di questo tallone d’Achille dei suoi conti pubblici. Eccola qua: «Sarebbe più sensato che i Paesi in crisi riducano i loro debiti con le proprie forze: aggredendo maggiormente la ricchezza dei suoi cittadini». Ma i dati sulla povertà parlano chiaro: da noi la quota di poveri è al 16,5% contro il 14% dei tedeschi.

Tuttavia, un dato recente sull’aumento dei poveri anche in Germania potrebbe “risvegliare” la Bce dal suo “sonno della ragione”. Dati alla mano, dal 2006 ad oggi le persone che vivono sotto la soglia di povertà che in Germania è fissata a 848 euro al mese per una persona che vive da sola (1278 euro nel caso di una coppia) e cioè il 60% del reddito medio pro-capite, è aumentata dal 14 al 15,2%. “Tutti i trend positivi degli anni passati si sono fermati o hanno addirittura preso la direzione contraria”. A Berlino, città ancora molto mitizzata a livello mediatico, il dato è drammatico: 21,2%, più di un cittadino su cinque. Nel 2008 era al 18,7%. Il motivo? Da una parte la molta offerta di lavoro anche derivante anche dalla tanta immigrazione di giovani dell’Est e sud Europa che, se da una parte è una delle ragioni per cui sempre più aziende fanno della capitale tedesca la propria base operativa (uno studio McKinsey ha calcolato che le startup berlinesi creeranno ben 100mila posti entro il 2020) in ogni caso abbassa il reddito medio ed il costo della vita in città. Sembrerebbe che un’uscita dall’Ue converrebbe prima ai tedeschi che agli italiani. Insomma, i tedeschi non stanno così bene come appare dall’esterno e come amano far credere ogni volta che vincono una partita di calcio.

di Cinzia Palmacci

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